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Area integrata dello Stretto: un sogno o un incubo?

Il sogno è creare la Budapest imperiale del Mediterraneo

I messinesi negli ultimi cinquant’anni si sono scontrati duramente, in forma manichea, sulla possibile realizzazione del Ponte sullo Stretto: sì o no.

I pontisti considerano il manufatto un concreto volano di sviluppo dell’area, oltre a rispondere alle esigenze di collegamento tra la Sicilia e l’Europa, completando la continuità territoriale del Corridoio transeuropeo Scandinavo-Mediterraneo, da Helsinki a Palermo, in cui il Ponte è stato ufficialmente inserito tra il 2023 e il 2024.

I no-Ponte, oltre a nutrire notevoli dubbi sulla fattibilità, sono convinti dell’inutilità dell’opera che produrrebbe devastanti e irreversibili danni ambientali.

Ma “aspettando Godot” la Regione dello Stretto ha subito notevoli ritardi nella pianificazione di una possibile integrazione tra le due Città Metropolitane. Una prospettiva per tanti anni affossata sul piano sociopolitico con giudizi sferzanti: unione di due aree depresse, di due luoghi spopolati, di due periferie che ne formerebbero una grande.

Ma l’espressione che fa più male è quella, molto più dura, di Giorgio Bocca. Il giornalista diceva nel 2006: “Si tratta di una grande opera che collega due deserti. Solo che in mezzo a quei due deserti c’è una cosa annosa che si chiama mafia.”

Sono trascorsi vent’anni, ma il quadro rimane desolante: i giovani continuano ad andarsene, il gap infrastrutturale aumenta, non esiste una governance della Regione dello Stretto capace di mettere a sistema i porti per creare un hub nel Mediterraneo, istituire un Polo culturale comune, implementare servizi ai cittadini.

È in questo quadro che si inserisce la temeraria sfida dei sindaci Federico Basile e Francesco Cannizzaro con il progetto “Oltre lo Stretto”.

I messinesi e i reggini devono sostenere il piano dei loro primi cittadini, indipendentemente dagli schieramenti e dalle tifoserie, e “gettare il cuore oltre l’ostacolo”.

Il sogno è creare la Budapest imperiale del Mediterraneo. L’incubo è che fra tre, quattro anni ci troveremmo ancora qui a parlare di Area integrata e di realizzazione del Ponte.

Lillo Zaffino

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