Per la prima volta niente dipinti, ma fotografie. Il Calendario Storico 2027 dei Carabinieri cambia linguaggio e sceglie gli sguardi per raccontare il volto umano dell’Arma. Si intitola «Gli sguardi che proteggono» la nuova edizione presentata anche a Messina, un viaggio per immagini che mette al centro non soltanto l’attività dei militari, ma soprattutto il loro rapporto con le persone, fatto di ascolto, empatia e presenza quotidiana.
Una novità significativa per una pubblicazione che accompagna la storia dell’Arma dal 1928 e che, nel corso degli anni, è diventata uno dei suoi simboli più riconoscibili. Gli scatti, realizzati dal fotografo documentarista Franco Cappellari, raccontano i diversi contesti in cui operano i Carabinieri, restituendo attraverso gesti e sguardi la dimensione umana del loro servizio.
A impreziosire le tavole sono i contributi di alcune importanti firme del giornalismo italiano. Aldo Cazzullo firma la prefazione, mentre Ferruccio De Bortoli e Bruno Vespa accompagnano le immagini con riflessioni dedicate alle diverse articolazioni dell’Arma. De Bortoli si sofferma sui presidi territoriali, sui nuclei radiomobili e sulle unità navali e forestali; Vespa racconta invece il dinamismo e la capacità d’intervento dei Carabinieri, dai motociclisti al Gruppo di intervento speciale, passando per la solidarietà, la sicurezza sul lavoro e la tutela del patrimonio culturale.
Il messaggio è quello di un’Arma che vuole essere vicina ai cittadini, non soltanto nelle situazioni di emergenza, ma anche nei momenti di fragilità. Nel corso della presentazione è stato richiamato il valore di quegli interventi nei quali la capacità di ascolto e l’empatia dei militari possono fare la differenza: dai salvataggi di persone in difficoltà alle situazioni più delicate, nelle quali anche una parola di conforto può contribuire a restituire fiducia e sicurezza.
Accanto al calendario storico sono stati presentati il calendario da tavolo, il planning e l’Agenda Storica 2027. Le prime due pubblicazioni dedicano particolare attenzione ai nuclei radiomobili, espressione concreta della presenza dell’Arma sul territorio. Reparti chiamati a intervenire tempestivamente, spesso senza conoscere in anticipo la situazione che si troveranno ad affrontare, e che rappresentano per i cittadini un primo punto di riferimento.
La loro funzione, come sottolineato durante l’incontro, non si limita alla gestione delle emergenze: significa anche esserci per chi ha bisogno di aiuto, ascolto o sostegno. L’obiettivo è trasformare una richiesta di soccorso in una condizione di sicurezza, trasmettendo alle persone la consapevolezza di poter contare sulla presenza dei Carabinieri.
Una particolare attenzione merita l’Agenda Storica, realizzata in collaborazione con la trasmissione televisiva «Belve», condotta da Francesca Fagnani. Proprio grazie al suo contributo è nata la collaborazione con l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma. Parte del ricavato dell’agenda sarà devoluta alla struttura sanitaria per finanziare la ricerca sui tumori infantili, con particolare attenzione al sostegno dell’immunoterapia.
Un’iniziativa che affianca alla tradizionale attività editoriale un concreto progetto di solidarietà, rivolto alla ricerca e alle possibilità di cura dei piccoli pazienti. Nell’agenda è presente anche un messaggio di ringraziamento del professor Franco Locatelli, Responsabile del Dipartimento di Oncoematologia , Trapianto Emopoietico e Terapie Cellulari e Genetiche del nosocomio romano.
La presentazione è stata infine l’occasione per ricordare il cinquantesimo anniversario dell’Ente Editoriale dell’Arma dei Carabinieri. Mezzo secolo di attività, durante il quale le pubblicazioni istituzionali si sono rinnovate, adattandosi ai cambiamenti e ai nuovi linguaggi della comunicazione, senza perdere il legame con la tradizione.
Con l’edizione 2027, il Calendario Storico sceglie dunque la fotografia per raccontare ciò che spesso va oltre l’uniforme: la dimensione umana di chi ogni giorno opera al servizio della collettività. Perché proteggere non significa soltanto intervenire, ma anche saper ascoltare, comprendere e riconoscere il bisogno degli altri.










