Ci sono piazze che fanno rumore e piazze che, nel loro silenzio assordante, raccontano la fine di un’era. La manifestazione “popolare” contro il carovita e il caro bollette, svoltasi al bivio Madonnuzza, è stata decisamente meno “popolare” di quanto gli organizzatori sperassero. Nonostante un tam tam assordante sui social e nelle chat rivolto ai nove comuni delle alte Madonie (22.143 abitanti al 31/12/2025), a tanta diffusione non è corrisposta una reale partecipazione.
Se non fosse stato per gli studenti — in particolare quelli dell’ITI di Petralia Soprana, sensibilizzati da alcuni docenti — il rischio di un clamoroso flop sarebbe stato totale. Con una battuta amara, verrebbe da dire che al bivio contavamo più sindaci e carabinieri che cittadini esasperati. Un copione già visto: la solita pattuglia dei pensionati della CGIL con le loro bandiere (a cui va dato atto di esserci sempre) e poi il deserto.
Il teatrino delle fasce tricolori e il deserto dei ceti produttivi
Ma dove erano gli agricoltori, nonostante il costo del gasolio e la svalutazione dei prodotti fossero tra le ragioni della protesta? Forse erano tutti occupati con i buyer in fila per firmare contratti d’oro su grano, latte e carni, magari grazie alle mirabolanti filiere promosse dall’Agenzia di sviluppo delle Madonie e dal GAL ISC Madonie? Se fosse così avremmo un risultato da festeggiare, ma la domanda vera rimane: quali opportunità concrete sono arrivate nelle aziende? Quanto è migliorato il potere contrattuale dei produttori?
E i commercianti e gli artigiani? Forse stavano gestendo i mirabolanti benefici di quella “fiscalità di sviluppo” che i sindaci presenti in foto hanno sventolato ai quattro venti? Vedere i nostri amministratori — compreso il mio stesso sindaco — mettersi alla testa dei cortei fa sorridere per non piangere. Si mettono la fascia tricolore come un accessorio d’arredo per fare la passerella, senza interrogarsi minimamente sulla distanza abissale che li separa dai cittadini. Non si può fare i sindacalisti in piazza la mattina e i passivi esecutori nei palazzi del potere la sera. Siete e rimanete dei poltronari e parassiti dei poteri forti, totalmente disinteressati alle reali sofferenze dei piccoli: che si tratti di partite IVA strozzate, di disoccupati o di anziani lasciati soli a contare i centesimi.
La sanità a rotoli: basta mance, servono reparti e servizi!
Tra piazza e corteo si sono contati poco più di trecento partecipanti, ridotti a pochissimi intimi una volta arrivati a Fasano. E questo accade perché la gente non crede più alle proteste senza bilanci. Chi oggi è in prima linea ci deve dire che fine hanno fatto le battaglie per l’ospedale di Petralia Sottana, per i punti nascita e per gli ambulatori del Distretto Sanitario.
Oggi ci vengono a raccontare che per salvare la sanità basta aumentare lo stipendio a qualche primario o dottore d’élite. Rispetto per i medici, ma qui a crollare sono i reparti, il personale di corsia, gli organici e le strutture! La sanità pubblica nelle aree interne va a rotoli. È semplicemente inaccettabile che per una banalissima visita specialistica o un esame diagnostico si debbano attendere settimane, mesi o addirittura anni. Dire a un cittadino che deve aspettare un anno per curarsi significa dirgli: “Se hai i soldi vai dal privato, altrimenti rassegnati”. È una vergogna di Stato.
L’odissea del malato tra CUP fantasma e trasporti inesistenti
Ammesso e concesso che un cittadino riesca a strappare una prenotazione — superando il calvario di un CUP che quando risponde sembra farti un favore — come ci arriva nell’ospedale più vicino? Le Madonie vivono in un isolamento infrastrutturale cronico: strade colabrodo, frane perenni, assenza di collegamenti veloci con l’autostrada e un servizio di pullman con orari che non coincidono mai con le visite assegnate. Curarsi è diventato un lusso riservato a chi ha mezzi, salute e soldi per spostarsi.
Oltre la rassegnazione: un progetto per il futuro delle Madonie
La scarsa partecipazione di oggi non è indifferenza, è rassegnazione. È la punizione silenziosa di una comunità che non crede più che esserci possa cambiare qualcosa, stufa di vedere accolti a braccia aperte i politici regionali di turno che vengono sulle Madonie a tagliare reparti e servizi per poi fare sorrisi di circostanza.
Una manifestazione deve lasciare qualcosa dopo che si ammainano le bandiere. Occorre fermarsi, riflettere e chiedere a gran voce un cambiamento radicale della governance territoriale. Basta con questo modello di gestione fallimentare!
Nelle prossime tornate amministrative servirà una scossa reale, una ribellione civica che parta dal basso, senza padroni, senza condizionamenti e senza le solite passerelle politiche. Chi ha dimostrato d’essere incapace di difendere i diritti fondamentali di questa terra deve farsi da parte. Le Madonie meritano rispetto, servizi e una classe dirigente con le mani libere e il coraggio di lottare davvero.
Cipriano: M.E.S.
Movimento Etico Siciliano Segreteria movimentoeticosiciliano@gmail.com










