La Giornata Sfratti Zero 2026 evidenzia come la crisi abitativa e l’emergenza locativa siano ormai problemi strutturali che accomunano la Sicilia e Messina alle grandi capitali europee come Madrid e Parigi . In città, le fasce più deboli arrivano a impegnare il 50-60% del proprio reddito per l’affitto, una situazione insostenibile alimentata da salari bassi (con il territorio al 98° posto in Italia per livello salariale) e dagli effetti dell’inflazione.
Il contesto europeo e le mobilitazioni
- In Spagna , il governo di Pedro Sánchez sta tentando di approvare decreti urgenti per limitare i canoni e tutelare i vulnerabili dopo casi emblematici come lo sfratto dell’anziana Maricarmen Abascal a Madrid , ma le misure si scontrano con le fragilità parlamentari del Congresso .
- In Francia , la questione abitativa e il caro-affitti per i giovani si inseriscono nelle più ampie proteste sociali d’ottobre contro il carovita e il peggioramento dei servizi pubblici.
- La piattaforma continentale Europe Needs Home , sostenuta da oltre 300 organizzazioni, contesta l’Affordable Housing Act della Commissione Europea perché troppo orientato al mercato. La rete chiede che il costo della casa non superi il 30% del reddito familiare, invocando il blocco degli sfratti senza alternativa, il potenziamento dell’edilizia pubblica e limiti stringenti agli affitti brevi e agli algoritmi speculativi.
I dati dell’emergenza a Messina e in Sicilia
- Nel 2025 in Sicilia si sono registrati 1.735 provvedimenti di sfratto e la regione è ai vertici nazionali per esecuzioni immobiliari; nella sola provincia di Messina si contano 167 provvedimenti (con la morosità che nel capoluogo copre il 90% dei casi) e 61 sfratti eseguiti coattivamente.
- A causa del calo demografico e della scarsa liquidità, moltissimi immobili pignorati restano invenduti, subendo svalutazioni selvagge con basi d’asta ridotte tra i 20.000€ e i 45.000€; in questo modo le famiglie perdono la casa ma rimangono comunque indebitate.
- Il mercato privato appare sempre più chiuso e selettivo verso le famiglie con minori e i cittadini stranieri, prediligendo la frammentazione degli alloggi per scopi turistici o per studenti universitari.
- L’emergenza colpisce duramente anche i fuori sede, con stanze singole che toccano i 400-500 euro al mese; per arginare il fenomeno, l’Università di Messina ha dovuto attivare il progetto Casa UniMe per erogare contributi alloggio a 230 studenti, confermando il fallimento del mercato privato a fronte della proliferazione di studentati privati d’élite.










