MESSINA – «Patrimonio Spa ha più componenti nel consiglio di amministrazione che dipendenti. Arismè vive lo stesso paradosso. E un’azienda speciale con circa 1.300 lavoratori è guidata da un cda esattamente come loro. Oggi abbiamo chiesto all’aula di mettere fine a tutto questo applicando una legge dello Stato, e la maggioranza ha detto no. Senza un intervento, senza una spiegazione: diciotto mani alzate e nessuna parola».
Lo dichiarano i consiglieri comunali del Pd Alessandro Russo, Antonella Russo e Mariella Perrone, dopo la bocciatura in Consiglio comunale del loro atto di indirizzo sulle società partecipate.
L’atto chiedeva al sindaco di avviare i provvedimenti necessari per affidare le partecipate a un amministratore unico, come prevede l’articolo 11, comma 2, del Testo unico sulle società a partecipazione pubblica, la cosiddetta riforma Madia: la regola è l’amministratore unico, il consiglio di amministrazione è l’eccezione. Lo stesso principio, nella proposta del gruppo, doveva valere per le aziende speciali. Tutte le opposizioni hanno votato a favore e sono intervenute per sostenerla, ma la maggioranza l’ha respinta con 18 voti contrari e 12 favorevoli.
«Il silenzio della maggioranza è la risposta più eloquente», proseguono i consiglieri. «Su una proposta che riguarda la spesa pubblica e il rispetto della legge, nessuno ha avuto il coraggio di metterci la faccia. Hanno votato e basta, come si fa quando la decisione è già stata presa altrove. Cateno De Luca chiamava le partecipate il “bancomat della politica”. Né lui né il suo successore a Palazzo Zanca le hanno razionalizzate, anzi le hanno aumentate. Eppure un’altra strada esiste, e l’abbiamo già vista. Durante le dimissioni del sindaco, quando mancavano perfino gli assessori, tutte le partecipate sono state guidate da un amministratore. Ha funzionato allora. Oggi, evidentemente, conviene di più il cda».
«Per questo stiamo valutando di inviare le carte alla Corte dei conti, perché esamini i profili giuridici ed economico-finanziari della bocciatura di oggi e della scelta di mantenere i consigli di amministrazione», concludono. «Dal 2019 proviamo a ridurre i costi della politica con mozioni, emendamenti e atti di indirizzo, e ogni volta troviamo un muro. Ci abbiamo provato e continueremo a provarci».










