20 ottobre 2026 – L’integrazione tra Messina e Reggio Calabria deve
diventare un progetto di sviluppo economico e sociale, capace di creare
occupazione stabile e migliorare concretamente la vita delle persone, lo
dice la Cgil Messina che interviene sul Protocollo firmato la scorsa
settimana.
La Cgil Messina intende intanto evidenziare come fosse stato più
opportuno che tale documento venisse firmato in una sede istituzionale,
sicuramente un luogo più appropriato rispetto a un traghetto peraltro
privato.
Per la Cgil, la costruzione di un’Area Metropolitana Integrata dello
Stretto rappresenta una prospettiva importante per il futuro di Messina,
di Reggio Calabria e dei rispettivi territori. Superare le divisioni
amministrative, rafforzare i collegamenti, valorizzare le risorse
culturali, turistiche, universitarie e produttive costituisce un
obiettivo che la Cgil Messina considera positivo e condivisibile.
Tuttavia – osserva la Cgil Messina – il Protocollo d’intesa tra le due
Amministrazioni comunali presenta limiti significativi che rischiano di
indebolirne la portata e, soprattutto, di non trasformare le ambizioni
dichiarate in risultati concreti. il primo elemento che emerge dalla
lettura del documento è la sostanziale assenza di una strategia sul
lavoro e sullo sviluppo produttivo. Si parla di turismo, promozione
territoriale, mobilità e grandi eventi, ma non si affrontano
adeguatamente le questioni dell’occupazione stabile, del rilancio
industriale, della valorizzazione della portualità, della logistica,
della cantieristica e delle attività produttive delle due sponde. Eppure
– sottolinea la Cgil – sono proprio questi i temi dai quali bisogna
partire per costruire una reale prospettiva di sviluppo.
Per la Cgil, l’integrazione dello Stretto non può limitarsi alla
costruzione di un marchio turistico comune o al miglioramento dei
collegamenti aeroportuali. Deve rappresentare l’occasione per mettere in
campo una vera politica industriale e infrastrutturale, capace di
attrarre investimenti, creare nuove opportunità occupazionali,
contrastare il lavoro povero e precario e frenare l’emigrazione dei
giovani. Un secondo elemento di criticità riguarda la mobilità –
prosegue la Cgil – Positiva la previsione di un sistema integrato di
trasporto e di un titolo di viaggio unico, ma occorre mettere al centro
soprattutto le esigenze quotidiane delle migliaia di cittadini che
attraversano lo Stretto per ragioni di lavoro, studio, salute e
necessità familiari. La continuità territoriale deve essere un diritto
effettivo e non un servizio pensato prevalentemente per i turisti.
Servono collegamenti frequenti, tariffe accessibili, abbonamenti
agevolati, integrazione degli orari e garanzie sulla qualità e sulla
continuità dei servizi. A queste questioni si aggiunge un limite
particolarmente rilevante: il Protocollo non prevede impegni finanziari
immediati, né stabilisce un cronoprogramma per la realizzazione degli
interventi. Senza risorse individuate, responsabilità definite e
obiettivi verificabili, anche le proposte più interessanti rischiano di
rimanere sulla carta.
Non meno importante – aggiunge ancora la Cgil Messina – è la questione
della partecipazione. La costruzione di un’area integrata non può essere
affidata esclusivamente al confronto tra due amministrazioni comunali.
Occorre coinvolgere le Città metropolitane, le Regioni Sicilia e
Calabria, gli enti competenti, le Università, il sistema delle imprese e
le organizzazioni sindacali cosa che non è stata fatta finora.
Non possiamo immaginare un’Area Integrata dello Stretto che metta
insieme musei, aeroporti ed eventi, senza mettere al centro le
condizioni materiali di vita delle persone. L’integrazione deve
significare più lavoro, salari dignitosi, servizi efficienti, diritti e
opportunità per le nuove generazioni. Altrimenti rischiamo di costruire
un progetto suggestivo nella comunicazione, ma distante dai bisogni
reali dei cittadini.
Per queste ragioni, la Cgil Messina propone di integrare il Protocollo
con un capitolo specifico dedicato al lavoro, allo sviluppo industriale,
alla coesione sociale e alla partecipazione, accompagnato da un piano
operativo che individui priorità, finanziamenti, tempi di attuazione e
strumenti di monitoraggio.
“Area dello Stretto possiede enormi potenzialità – dice il segretario
generale della Cgil Messina, Pietro Patti – a partire dalla sua
posizione strategica nel Mediterraneo. Ma queste potenzialità devono
diventare occasioni concrete di crescita economica e occupazionale. Non
servono soltanto nuovi contenitori istituzionali o operazioni di
promozione territoriale: servono scelte politiche, investimenti e una
visione di sviluppo che metta al centro il lavoro e le persone. La Cgil
è pronta a confrontarsi e a contribuire alla costruzione di questo
percorso. Ma chiediamo che si apra un vero confronto con le parti
sociali, perché il futuro dello Stretto non può essere deciso senza il
coinvolgimento di chi lavora, di chi produce e di chi ogni giorno vive
le difficoltà di questo territorio”.










