L ‘azienda Webuild (guidata dall’amministratore delegato Pietro Salini) ha smentito di aver chiesto “22 miliardi di euro di extracosti” direttamente come esborso al governo. Ha tuttavia confermato l’esistenza di un serrato confronto contrattuale legato a 22 miliardi di euro di “riserve e varianti” accumulate sui cantieri delle grandi opere ferroviarie italiane. La polemica è nata a seguito di una lettera inviata dall’AD Pietro Salini all’esecutivo, nella quale si evidenziava una “situazione non più sostenibile” per la gestione economica di 18 grandi opere ferroviarie in Italia (tra le quali spiccano la tratta Palermo-Catania, il Terzo Valico di Genova e la Verona-Padova), appaltate da Rete Ferroviaria Italiana (Rfi).










