
C’è un reel su Instagram. C’è un post su Facebook. E ci sono parole che, a distanza di qualche giorno, tornano quasi a ripetersi.
Non è un caso.
Il reel pubblicato oggi dal sindaco Francesco Iarrera sembra quasi voler mettere il punto a una storia iniziata durante l’estate: quella dei piccoli supereroi che hanno raccolto rifiuti sulle spiagge, trasformando un gesto semplice in un gioco.
Un gioco che, come ha ricordato lo stesso sindaco, gioco non è.
I numeri raccontano il successo dell’iniziativa: 141 partecipanti, 400 blocchetti omaggio per le giostre, 26 accessi ai gonfiabili in acqua, 3 primi respiri sott’acqua con le bombole e persone arrivate da 7 comuni diversi.
Ma forse il numero più importante non si può contare.
È racchiuso nella risposta di una bambina a una signora che le chiedeva se avesse partecipato soltanto per ricevere i biglietti: «Anche. Ma anche per essere gentili».
E forse è proprio questa la fotografia più bella di un’estate che oggi si chiude con un arrivederci: ci vediamo il prossimo anno.
Ma c’è qualcosa che va oltre il gioco.
Perché Iarrera, attraverso i suoi post e oggi attraverso un reel che ne riprende il racconto, ci ha abituati a seguire Oliveri non soltanto attraverso le notizie amministrative, ma attraverso le sue persone, i suoi bambini, i suoi piccoli gesti quotidiani.
Tra un post e un reel, tra una storia e una fotografia. Tra ironia e serietà.
È diventato, in qualche modo, un compagno di viaggio.
Uno di quelli che, dall’altra parte dello schermo, ogni tanto ci fa sorridere.
E oggi, forse, non è poco. Anzi.
In un tempo in cui i social sembrano spesso costruiti per dividerci, arrabbiarci, farci discutere e mostrarci soltanto ciò che non funziona, trovare qualcuno che racconta una comunità attraverso le sue storie, anche quelle più piccole, significa restituire un po’ di normalità e di umanità a quello spazio.
Come nella storia di Nino.
Un cagnolino trovato da una signora in vacanza, uno stallo momentaneo organizzato dal servizio volontario di aiuto agli animali e una destinazione provvisoria: la stanza del sindaco.
Solo che Nino, evidentemente, aveva altri programmi.
In pochi minuti elegge a propria dimora la vecchia sedia del primo cittadino e, con notevole spirito di adattamento, decide di non muoversi più.
La notizia attraversa rapidamente il palazzo comunale. Arrivano dipendenti, sorrisi, carezze, attenzioni. Persino gli uffici più rigorosi cedono davanti a quel piccolo ospite.
E poi arriva la battuta finale.
Una dipendente entra nella stanza: «Ciao capo».
Il sindaco risponde distrattamente: «Ciao».
Lei aggiunge: «Sindaco, salutavo Nino».
E la conclusione è perfetta: «Lo stallo momentaneo era il mio».
È questo il modo in cui Iarrera sta raccontando Oliveri.
Non soltanto attraverso ciò che un’amministrazione fa, ma attraverso ciò che una comunità vive.
Un bambino che raccoglie una bottiglia. Un cane che si prende una sedia. Una spiaggia da rispettare. Una battuta che strappa un sorriso. Un’iniziativa che diventa una piccola lezione di gentilezza.
E forse è proprio qui che sta la forza di questo modo di comunicare.
Non nelle grandi dichiarazioni, ma nella capacità di trasformare la quotidianità in una storia.
Oggi il gioco che non è un gioco dà appuntamento alla prossima estate.
Ma siamo abbastanza sicuri che le storie non andranno in vacanza.
Perché, se Iarrera ci ha abituati a qualcosa, è proprio a questo: aspettarci che, tra un post e un reel, tra una fotografia e una storia, salti fuori ancora qualcosa capace di farci sorridere.
E magari, per qualche minuto, farci sentire un po’ meno soli.
E oggi come oggi, è già molto.










