L’inchiesta sul clamoroso furto delle opere di Antonello da Messina al Museo Regionale MuMe, avvenuto la notte di Ferragosto 2026, ha registrato una svolta cruciale: uno dei quattro custodi in servizio è stato ufficialmente iscritto nel registro degli indagati per false dichiarazioni.
La Procura di Messina, coordinata dal procuratore capo Antonio D’Amato, sospetta fortemente la presenza di una “talpa” interna che possa aver agevolato la banda di ladri o coperto la fuga. Gli investigatori della Squadra Mobile e del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale dei Carabinieri ipotizzano la complicità interna a causa delle troppe anomalie registrate nella sicurezza.
La notte del 15 agosto, l’allarme del museo è scattato regolarmente. Tuttavia, i custodi presenti lo hanno disattivato pensando si trattasse del “solito falso allarme”, omettendo sia i giri di ricognizione sia il controllo immediato delle telecamere. I ladri sono fuggiti con quattro tavole del prezioso Polittico di San Gregorio. Due di queste sono state poi ritrovate provvidenzialmente da una passante, abbandonate su un muretto lungo la strada adiacente al museo.
Prima dell’avviso di garanzia, l’Assessorato regionale ai Beni Culturali aveva già disposto il trasferimento immediato dei quattro custodi di turno presso altri siti culturali, avviando contestualmente un procedimento disciplinare che rischia di concludersi con il licenziamento.










