“Con lo sconcertante furto al Museo Regionale di Messina, i nodi vengono finalmente al pettine, evidenziando in tutta la sua gravità il problema della sicurezza che affligge ben 130 tra musei, gallerie e siti archeologici censiti nella banca dati regionale. Invece di sperperare risorse in operazioni scellerate, come finanziare le aziende per far lavorare le persone in Sicilia da remoto, il Presidente Schifani avrebbe dovuto fare una seria ricognizione del personale da destinare ai nostri siti culturali. Bisognava indire concorsi per archeologi, storici dell’arte, custodi, vigilantes e personale tecnico e amministrativo, qualificando il personale ex ASU già stabilizzato e smettendola di alimentare la macchina clientelare delle assunzioni tramite la società partecipata SAS.
Il problema della sicurezza non riguarda soltanto le scelte personali, che denotano incuria e una colpevole sottovalutazione dei rischi, ma è strutturale: se non c’è personale adeguato e si affidano i siti a chi non ha idea di cosa sia l’arte, è consequenziale perdere il nostro patrimonio. E di questo disastro ne risponde direttamente Schifani.
La Carta del rischio dei Beni Culturali in Sicilia è datata 2001 e non è mai stata aggiornata. Anche il Manuale dei musei della Regione Sicilia, che definisce i requisiti minimi di sicurezza, è fermo al 2021. Non c’è quindi un ‘caso Messina’, ma un’emergenza che certifica la fragilità dei sistemi di sicurezza e l’inadeguatezza del personale estesa a tutti i siti archeologici dell’Isola.
Le dimissioni, pertanto, sarebbero un atto dovuto non solo per l’assessore regionale Scarpinato, che continua a prendere tempo sottovalutando la situazione, ma anche per lo stesso Presidente Schifani. Ma prima deve rendere conto ai siciliani di come siano stati spesi oltre 314 milioni di euro per i beni culturali dal suo insediamento a oggi, a fronte di risultati gravissimi e sconcertanti come quelli raccontati dalla cronaca messinese.” Lo dichiara la senatrice Dafne Musolino, vicecapogruppo in Senato di Italia Viva – Casa Riformista.










