A cura dell’Ing. Francesco Cancellieri (Presidente AssoCEA Messina APS) e del Prof. Vincenzo Piccione (Presidente Comitato Promotori Carta Comuni Custodi Macchia Mediterranea)
La Sicilia è oggi, storicamente e drammaticamente, la vera frontiera climatica e biogeografica del Mediterraneo. L’allarme siccità che ha imposto razionamenti idrici già nel mese di gennaio, le temperature sempre più elevate e l’estensione mensile dei periodi di aridità non sono più emergenze passeggere, ma i sintomi di un meccanismo perverso e strutturale. Ci troviamo di fronte a una tempesta perfetta: il cambiamento climatico alimenta il rischio desertificazione – inteso come perdita di fertilità dei suoli (in Sicilia 117 km quadrati perdono fertilità ogni anno) –, che a sua volta aggrava la perdita di biodiversità e si somma a un consumo di suolo dissennato, che impermeabilizza le nostre terre e azzera la ricarica delle falde acquifere.
Di fronte a questa “policrisi” ambientale, la risposta non può limitarsi all’attesa rassegnata o alla costruzione di infrastrutture pesanti che richiedono decenni. La scienza e la storia dei nostri territori ci offrono una via d’uscita complementare e immediata: affidarci alla Natura come scudo.
I dati emersi dalle recenti analisi multi-temporali (basate sul modello europeo MEDALUS) parlano chiaro e ribaltano molte convinzioni pessimistiche: la desertificazione non è un destino ineluttabile. Nelle aree protette già esistenti, come il Parco dell’Etna, delle Madonie e dei Nebrodi, il rischio desertificazione non solo si è arrestato, ma è regredito. I boschi, se tutelati attivamente, riconquistano terreno, creano microclimi, frenano il dissesto idrogeologico e agiscono come vere e proprie infrastrutture strategiche (Nature-based solutions).
È esattamente alla luce di queste inconfutabili evidenze scientifiche che guardiamo con urgenza e speranza all’istituzione del Parco Nazionale degli Iblei. Un massiccio incastonato tra le province di Siracusa, Ragusa e Catania che rappresenta un unicum geologico e biologico a livello mediterraneo, custode di endemismi rarissimi, relitti di flora pre-glaciale e di un patrimonio inestimabile che oggi è sotto il pesante attacco di trivellazioni, incendi dolosi e prelievi idrici insostenibili.
Eppure, il dibattito attorno alla nascita di questo Parco è ancora inquinato da vecchi fantasmi. Spesso i detrattori agitano lo spauracchio dell'”ingessatura” del territorio, dipingendo le aree protette come campane di vetro in cui l’uomo viene escluso e l’economia paralizzata. Nulla di più falso. La stagione della conservazione intesa come mero recinto estetico è ampiamente superata e totalmente abbandonata dalle direttive europee.
Oggi, il modello vincente – incarnato dalla Rete Natura 2000 e dalla Strategia UE sulla Biodiversità per il 2030 – si basa sulla convivenza tra uomo e natura. La zonizzazione del Parco degli Iblei non cancella l’agricoltura, ma la esalta. L’istituzione del Parco arricchirebbe la regione inserendo questo vasto territorio in un circuito europeo di eccellenza. Significa non lasciare più le comunità locali al loro destino, ma supportarle con fondi strutturali internazionali per la transizione ecologica, marchi di qualità per le aziende agroalimentari e agrozootecniche (che accederebbero prioritariamente ai finanziamenti), e lo sviluppo di un turismo lento, responsabile e redditizio.
Non possiamo permetterci un nuovo “Paradosso Sicani”, dove la scure della burocrazia ha azzoppato la governance del territorio, lasciando una natura ferita a difendersi da sola. Serve uno scudo giuridico e gestionale forte.
Tuttavia, le leggi e i perimetri non bastano se manca la consapevolezza. Come ci insegna l’esperienza decennale della Carta dei Comuni Custodi della Macchia Mediterranea e il lavoro di educazione alla sostenibilità di AssoCEA Messina, l’educazione è la cinghia di trasmissione della civiltà. Per superare questa sfida epocale dobbiamo investire sui giovani.
Facciamo nostro l’accorato appello lanciato di recente dall’Ordine dei Biologi di Sicilia: la tutela della natura non si fa da sola, ma attraverso donne e uomini altamente formati. Abbiamo un continuo bisogno di competenze di alto profilo, di Biologi Ambientali, di guide, di ricercatori e di agricoltori custodi (green jobs). È vitale che le nostre università continuino a forgiare menti brillanti e che le istituzioni supportino i giovani talenti affinché diventino le future sentinelle e i veri architetti della transizione ecologica siciliana.
L’istituzione del Parco Nazionale degli Iblei (e, auspichiamo presto, anche di quelli dei Peloritani e delle Eolie) non è un freno allo sviluppo, ma l’assicurazione sulla vita del nostro territorio. Trasformiamo l’attuale crisi in un’opportunità di rinascita, ricordando sempre che il futuro appartiene a coloro che oggi si preparano ad affrontarlo.
Custodiamo la Sicilia, insieme.
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