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Lo Sport per abbattere i confini: al via il torneo interculturale del Patto Educativo

Messina inclusiva fa rete per “dare un calcio ai confini” soprattutto mentali

Messina inclusiva fa rete per "dare un calcio ai confini" soprattutto mentali

Lo sport come linguaggio universale capace di creare relazioni, abbattere i pregiudizi e costruire inclusione. Con questo spirito è stato presentato nella sede della Caritas Diocesana di Messina il torneo interculturale “Un Calcio ai Confini”, prima iniziativa promossa dal Patto Educativo di Messina, che prenderà il via domani, 7 luglio, al centro sportivo “Il Limoneto” di Galati Marina.

Per tre serate giovani provenienti da diversi Paesi del mondo, insieme ai minori stranieri non accompagnati accolti nelle strutture del territorio, si sfideranno in un torneo di calcio a cinque ispirato ai Mondiali, ma con un significato che va ben oltre il risultato sportivo.

Ad aprire la conferenza è stato il Vicedirettore della Caritas diocesana, fra Francesco Giannone OP, che ha raccontato come il progetto sia nato da una realtà quotidiana. «Mi piace dire che questa iniziativa è nata dal citofono della Caritas», ha spiegato. «Ogni giorno bussano alla nostra porta tanti ragazzi stranieri che vivono nella nostra Città. Messina è una città che accoglie e vogliamo che questa presenza non resti un dato statistico, ma diventi condivisione, incontro e partecipazione».

Per il religioso il torneo rappresenta una risposta concreta a un tempo segnato da nuove divisioni. Il riferimento è anche al messaggio di Papa Francesco sulle “porte aperte e non muri”. «I confini sono un’invenzione dell’uomo. Con questa iniziativa vogliamo allargarli, abbattere le barriere che ancora esistono tra chi arriva e chi già vive sul territorio. Lo sport è uno dei canali più efficaci per far incontrare le persone».

Fra Giannone ha concluso affidando il senso dell’iniziativa all’immagine della Ginestra di Leopardi, simbolo della capacità di fiorire anche nei terreni più difficili. «Vogliamo essere come quel fiore che continua a crescere nonostante tutto, scegliendo l’incontro invece della paura».

L’Assessora alle Politiche sociali Alessandra Calafiore ha sottolineato come il progetto sia il risultato di un percorso costruito negli anni attraverso la collaborazione tra istituzioni e associazioni. «Messina ha dimostrato di essere non solo una città accogliente, ma una città inclusiva. La conoscenza delle persone è il principale antidoto ai pregiudizi e alle barriere mentali. Questa iniziativa dimostra che lavorando insieme è possibile costruire percorsi reali di integrazione». L’Assessora ha ricordato anche la presenza di oltre 11 mila cittadini stranieri nel territorio comunale e il ruolo dell’Università, che ospita un numero sempre crescente di studenti internazionali.

Il referente del Patto Educativo di Messina, Elio Parisi, ha invece ricordato le origini del progetto, nato dall’appello lanciato da Papa Francesco per un Patto Educativo Globale e concretizzatosi a Messina con la firma del protocollo nel dicembre scorso. Una rete che oggi riunisce Caritas, Comune, Prefettura, Università, scuole, Terzo settore e numerose realtà associative.

«Il nostro obiettivo – ha spiegato – è costruire connessioni stabili tra chi si occupa di educazione e trasformare questa rete in esperienze concrete. “Un Calcio ai Confini” è la prima iniziativa che nasce esplicitamente dal Patto Educativo, ma rappresenta soprattutto un metodo di lavoro condiviso che vogliamo far crescere nel tempo».

A presentare nel dettaglio il torneo è stato padre Giovanni Amante, che ha definito la manifestazione «un piccolo figlio del Patto Educativo», nato dal contributo di tutte le realtà coinvolte.

Parteciperanno le comunità della Cappellania Filippina e della Cappellania dello Sri Lanka, insieme ai giovani ospitati nei progetti SAI e nei centri per minori stranieri non accompagnati di Messina, Milazzo, Pace del Mela e Barcellona Pozzo di Gotto.

Le otto squadre rappresenteranno simbolicamente Filippine, Sri Lanka, Italia, Marocco, Olanda, Portogallo, Spagna e Francia. Una scelta volutamente simbolica: i ragazzi giocheranno infatti sotto bandiere e inni che non necessariamente corrispondono alla loro nazionalità, per ribadire che il senso della manifestazione è superare i confini identitari e favorire l’incontro tra culture.

Le partite si svolgeranno in orario serale per evitare le alte temperature. Prima del fischio d’inizio sarà osservato un minuto di silenzio in memoria di Giulia Scimone, la giovane scomparsa nei giorni scorsi, in segno di vicinanza alla famiglia e alla Città.

La finale è in programma il 13 luglio, quando saranno consegnate coppe e medaglie alle squadre partecipanti. Saranno presenti anche i Carabinieri della Compagnia Messina Sud, invitati come segno della vicinanza delle Istituzioni ai giovani coinvolti nel percorso di integrazione.

Più che un torneo, “Un Calcio ai Confini” vuole essere il primo passo di una rete destinata a durare nel tempo, dimostrando come lo sport possa trasformarsi in uno strumento concreto di inclusione, dialogo e crescita condivisa.

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