Di seguito un articolo del Coordinamento Docenti per i Diritti Umani , a proposito di ruoli e responsabilità nell’evoluzione degli atti di violenza di cui sono spesso protagoniste, ma non solo, le nuove generazioni e sulle cui valutazioni di merito è urgente fare qualche considerazione, coinvolgendo la società civile tutta, segnatamente le famiglie, le autorità e gli educatori. Episodi recentissimi ci invitano a riflettere…!
Buona lettura.

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime viva preoccupazione per il susseguirsi di episodi di violenza che vedono protagonisti adolescenti e giovani in numerose realtà del Paese. Aggressioni, accoltellamenti, risse, atti di bullismo, sfide estreme diffuse attraverso i social network e comportamenti sempre più caratterizzati dall’esibizione pubblica della sopraffazione costituiscono segnali che non possono essere sottovalutati né interpretati esclusivamente come episodi di cronaca.
La questione investe direttamente il tessuto culturale, educativo e democratico della nostra società. Di fronte a fenomeni che generano comprensibile allarme, appare necessario evitare sia le semplificazioni sia le letture esclusivamente emergenziali. I dati più recenti disponibili, pubblicati nel 2026 nel rapporto “(Dis)armati” di Save the Children sulla base delle elaborazioni del Servizio Analisi Criminale del Ministero dell’Interno, confermano che il fenomeno presenta caratteristiche nuove e particolarmente preoccupanti. Pur mantenendo livelli di criminalità minorile inferiori rispetto a quelli di molti Paesi europei, l’Italia registra un incremento significativo dei reati connotati da maggiore aggressività.
Nell’ultimo decennio le rapine commesse da minori sono più che raddoppiate, raggiungendo 3.968 casi; le lesioni personali hanno raggiunto quota 4.653; le risse sono passate da 433 a 1.021 casi e le minacce da 1.217 a 1.880. Ancora più allarmante appare la diffusione di armi e oggetti atti a offendere tra gli adolescenti: i minorenni segnalati per porto abusivo di armi sono passati da 778 nel 2019 a 1.946 nel 2024, con un incremento superiore al 150%.
Particolarmente significativo risulta inoltre il dato emerso nel 2026 dagli studi del Consiglio Nazionale delle Ricerche, secondo cui nel 2025 circa 90.000 studenti italiani tra i 15 e i 19 anni avrebbero utilizzato coltelli o altre armi per intimidire, minacciare o ottenere qualcosa da altri giovani. La percentuale corrisponde al 3,5% della popolazione studentesca, contro l’1,4% rilevato nel 2018. Si tratta di un dato che non segnala soltanto una maggiore disponibilità di strumenti offensivi, ma evidenzia una preoccupante trasformazione delle modalità attraverso cui alcuni adolescenti interpretano i rapporti interpersonali e la gestione dei conflitti.
Parallelamente, il rapporto Save the Children evidenzia un elemento che merita un’attenta riflessione: mentre i minori e i giovani adulti seguiti dai Servizi Sociali della Giustizia Minorile sono diminuiti di oltre un terzo negli ultimi vent’anni, passando da circa 23.000 nel 2004 a 14.220 nel 2024, aumentano le manifestazioni di violenza grave e i comportamenti caratterizzati da forte impulsività. Ciò suggerisce che il problema non sia soltanto quantitativo, ma profondamente culturale, relazionale e identitario.
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ritiene che tali fenomeni nonpossano essere compresi senza considerare il contesto nel quale le nuove generazioni stannocrescendo. La progressiva rarefazione degli spazi di socializzazione autentica, la fragilità di molticontesti educativi, la crescente esposizione a contenuti digitali che premiano l’estremo e laspettacolarizzazione della violenza contribuiscono a creare modelli comportamentali che rischianodi banalizzare il valore della vita umana e il rispetto della dignità della persona.
Particolarmente preoccupante appare il fenomeno dell’emulazione digitale. La ricerca spasmodica divisibilità, l’approvazione immediata garantita dai meccanismi algoritmici delle piattaforme e ladiffusione virale di contenuti violenti o degradanti possono favorire processi di desensibilizzazioneemotiva e di progressiva normalizzazione dell’aggressività. In questo scenario, la violenza non viene più percepita soltanto come trasgressione, ma rischia di trasformarsi in strumento di affermazione identitaria e di riconoscimento sociale.
La risposta a tale deriva non può essere affidata esclusivamente alla repressione, pur necessaria quando vengono violati i principi della convivenza civile. È indispensabile un investimento strutturale nell’educazione ai diritti umani, nella cittadinanza digitale consapevole, nell’educazione affettiva, nella prevenzione del disagio giovanile e nel rafforzamento delle alleanze educative tra scuola, famiglia, istituzioni e territorio.
La scuola, in particolare, rappresenta uno dei pochi luoghi nei quali è ancora possibile costruire quotidianamente percorsi di responsabilità, partecipazione e rispetto reciproco. Per tale ragione è necessario valorizzare ulteriormente il ruolo dell’educazione civica e delle progettualità orientate alla promozione dei diritti umani, della legalità democratica e della cultura della pace.
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani invita pertanto il mondo politico, le istituzioni scolastiche, gli enti locali, le famiglie, il terzo settore e gli operatori dell’informazione ad avviare una riflessione condivisa che metta al centro il diritto dei giovani a crescere in ambienti educativi capaci di generare senso di appartenenza, fiducia e speranza nel futuro.
Ogni ragazzo recuperato alla partecipazione civile rappresenta una vittoria per l’intera comunità. Ogni giovane lasciato solo di fronte al disagio costituisce invece una sconfitta collettiva. La tutela dei diritti umani passa oggi anche dalla capacità di ascoltare, comprendere e accompagnare le nuove generazioni, offrendo loro non soltanto regole, ma esempi credibili, opportunità concrete e orizzonti di cittadinanza responsabile.
prof. Romano Pesavento
presidente CNDDU










