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I fili rossi delle Amministrative 2026

Gli equilibri politici cittadini si vanno sempre più delineando

Il nuovo Consiglio Comunale di Messina nasce tra conferme pesanti, ritorni inattesi ed esclusioni che stanno facendo discutere più dei vincitori. Lo scrutinio che ormai volge al termine ha ridisegnato gli equilibri politici cittadini, premiando ancora una volta l’universo civico legato a Federico Basile e Cateno De Luca, ma lasciando a  terra nomi che fino a poche settimane fa venivano considerati quasi intoccabili.

La sensazione più diffusa, nelle ore successive allo spoglio, è stata quella di uno scarto netto tra aspettative e realtà. Molti candidati avevano impostato la campagna elettorale su numeri e proiezioni interne che si sono poi rivelati lontanissimi dal risultato reale. E così Facebook è diventato il luogo della delusione politica: lunghi post di ringraziamento, foto con i sostenitori, appelli “a continuare a lavorare per la Città” e messaggi dal tono quasi funebre hanno accompagnato la presa d’atto della sconfitta.

Tra gli esclusi eccellenti spicca Pippo Trischitta, storico esponente del centrodestra messinese e volto molto noto della politica cittadina, rimasto fuori nonostante una campagna molto visibile. Rumore ha fatto anche la mancata elezione di Ciccio Cipolla, tra i fedelissimi dell’area deluchiana, così come quelle di Giuseppe Schepis e Raimondo Mortelliti.

Non sono riusciti a entrare in aula neppure nomi che puntavano molto sul consenso personale maturato negli anni, come Piero La Tona, Massimo Rizzo, Francesco Romano, Maria Fernanda Gervasi e Sebastiano Tamà. In diversi casi il problema non è stato tanto il numero assoluto di preferenze, quanto la concorrenza interna alle liste, diventata feroce soprattutto nel campo basiliano, dove il peso delle civiche ha moltiplicato i candidati forti nello stesso bacino elettorale.

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C’è poi il caso emblematico di Giovanni Caruso, che aveva scommesso sul ritorno a Palazzo Zanca ma è rimasto penalizzato dai meccanismi di distribuzione dei seggi e dagli equilibri interni alle liste. Allo stesso modo, nel centrodestra, diversi consiglieri uscenti hanno pagato il ridimensionamento complessivo della coalizione: Giuseppe Villari, Pasquale Currò, Cettina Buonocore e Giandomenico La Fauci sono tra i nomi rimasti fuori o in bilico fino alle ultime verifiche.

Uno dei dati politici più significativi è però il flop dei partiti tradizionali. Forza Italia, nonostante il peso nazionale di Matilde Siracusano e la candidatura di Marcello Scurria, non è riuscita nemmeno a superare con sicurezza la soglia necessaria per incidere davvero nella composizione dell’aula,tanto da portare il coordinatore cittadino di FI,Antonio Barbera, alle dimissioni. Un risultato che molti osservatori leggono come la conferma del dominio assoluto delle liste civiche vicine a De Luca.

Ma accanto agli sconfitti ci sono anche i vincitori veri di questa tornata. Le riconferme più pesanti sono quelle di Serena Giannetto, Nello Pergolizzi,Liana Cannata, Massimiliano Minutoli, Antonella Feminò e Nicoletta D’Angelo, che consolidano il proprio radicamento elettorale dentro il blocco di maggioranza.

Pergolizzi, in particolare, rappresenta uno dei ritorni politici più significativi: dopo anni di presenza nell’orbita amministrativa cittadina, torna con un consenso personale importante, confermando una capacità di mobilitazione che attraversa trasversalmente quartieri e reti civiche. Insieme a lui rientrano in aula anche altri volti storici della politica messinese, segno che il voto cittadino continua a premiare chi mantiene un legame diretto con il territorio.

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Tra i nuovi eletti emergono invece figure cresciute soprattutto nel lavoro di quartiere e nella presenza quotidiana sui territori, spesso lontane dai tradizionali partiti ma forti di reti familiari e civiche molto solide. È questo, probabilmente, il tratto più evidente del nuovo Consiglio Comunale: meno appartenenza ideologica e più consenso personale.

Alla fine, la fotografia politica che esce dalle urne racconta una città in cui il peso delle sigle conta sempre meno rispetto alla capacità di costruire relazioni, presidiare il territorio e mantenere un contatto costante con gli elettori. E infatti, più dei simboli, a decidere questa elezione sono stati ancora una volta i nomi.

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