La crisi del giornalismo persiste e si aggrava, mentre i giornalisti hanno sempre meno libertà di movimento. Di conseguenza, la fiducia dell’opinione pubblica nei media e nel sistema dell’informazione scende. Ma se il giornalismo è un servizio pubblico come l’acquedotto che deve portare acqua pulita delle case, il “meccanismo” va riparato, sia stringendo nuovamente l’alleanza tra chi informa e chi è informato che sapendo cogliere le opportunità offerte dall’intelligenza artificiale. Occorre uno sguardo nuovo, capace di arricchire l’assioma classico del 5W, come si propone di fare il cosiddetto “giornalismo costruttivo”. Di questo, il giornalista e presidente dell’Unione cattolica stampa italiana (Ucsi) Vincenzo Varagona ha parlato con Interris.it in occasione della Giornata mondiale della libertà di stampa.
L’intervista
Il tema di questa edizione della Giornata mondiale della libertà di stampa è “Costruire un futuro di pace”. Quale contributo può dare il giornalismo a un mondo più in pace?
“Se è vero, com’è vero, che la pace nasce nei nostri cuori per poi costruire pazientemente quella tela che potrebbe cambiare davvero il mondo, il giornalismo può offrire un grande contributo in questa direzione. Innanzitutto alimentando dinamiche di pace, evitando contrapposizioni e polarizzazioni che poi creano squilibri e certamente non permettono il racconto di una realtà equilibrata. Enzo Biagi diceva che il giornalismo è un servizio pubblico, come l’acquedotto: il suo compito è far arrivare acqua pulita nelle case. Oggi, per raggiungere quel risultato, temo ci sia molto lavoro da fare”.
Quali sono i principali rischi, le principali minacce, per il giornalismo?
“Basta leggere la cronaca di tutti i giorni. In Libano un’altra giornalista uccisa dall’esercito israeliano, Amal Khalil. In Argentina ai giornalisti è stato impedito l’accesso alla casa Rosada. I giornalisti scomodi, per i poteri forti, sono nemici da abbattere, da neutralizzare. Ai giornalisti è ormai impedito entrare nei fronti di guerra. I crimini commessi non si devono conoscere. In Italia non va molto meglio: il nostro paese sta scivolando sempre più in basso nella classifica di Reporter sans frontière sulla libertà di stampa. Alla pessima moda delle querele temerarie adesso si aggiungono le denunce agli stessi ordini dei giornalisti per mettere a tacere i colleghi scomodi. La strada per un giornalismo libero è sempre più in salita”.
L’intelligenza artificiale è più un rischio o un’opportunità sia per la libertà di stampa che per la figura del giornalista?
“L’IA è una grande opportunità. Può offrire aiuto in tantissime circostanze e ce ne rendiamo anche piacevolmente conto ogni giorno, ma se viene utilizzata male, nascono i problemi. Che l’IA non possa sostituire il lavoro giornalistico credo sia un dato ormai acquisito. La macchina lavora su dati che l’uomo inserisce. Fidarsi solo della macchina o addirittura affidarle una delega in bianco significa decretare la fine della professione. C’è un punto di equilibrio che non va superato. Se gli editori pressano le redazioni per lavorare al ribasso, sulla quantità più che sulla qualità, e i giornalisti non tengono la schiena dritta, la fine diventa ineluttabile. Ma non sarà così”.
La libertà d’informazione è un fondamento della democrazia. La società di oggi ha ancora fiducia nel giornalismo e nei giornalisti?
“La soglia della fiducia sta inesorabilmente scendendo. Questo è il problema principale, conseguenza di quanto abbiamo appena detto. È necessaria una nuova alleanza con l’opinione pubblica. Sarà questa ad aiutarci a risalire la china recuperando quella funzione di controllo del sistema democratico che oggi è venuto a mancare”.
Per superare un momento di crisi del giornalismo “tradizionale”, nascono nuove visioni, come il giornalismo costruttivo. Ci può dire in cosa consiste?
“L’Ucsi si è alleata con il Constructive Network e anche grazie a questo impegno, l’associazione in poco tempo ha triplicato iscritti e simpatizzanti. Il giornalismo costruttivo va oltre la retorica della ‘buona notizia’. Cerca di offrire un contesto alla notizia che viene data, al problema che viene affrontato, studiando le soluzioni che possono aiutare a risolverlo e analizzando anche le soluzioni che hanno registrato fallimenti, cercando di capirne i motivi. Ucsi ha anche elaborato un suo progetto, le 5M, che a loro volta vanno oltre le 5W, assioma classico del giornalismo al quale siamo stati formati. Andare oltre le 5W significa aggiungere Tempo, Linguaggi, Diritti, Fonti, ma soprattutto Umanità, lavorare sulle relazioni umane”.
In conclusione, cosa direbbe a un aspirante giornalista?
“Non lo illuderei, ma gli direi che se si impegna davvero può farcela. Magari seguendo la strada di uno stile nuovo e magari evitando di cercare assunzioni oggi difficili, ma cercando di coltivare, insieme ad altri, un’editoria nuova, più ‘costruttiva’”.












