La FIT CISL ha scelto di rompere il silenzio non per spirito di scontro, ma per un dovere di trasparenza verso chi, ogni giorno, vive sulla propria pelle le dinamiche di un’azienda troppo spesso usata come palcoscenico elettorale.
Non possiamo restare indifferenti davanti al teatrino di chi oggi si proclama difensore unico dei lavoratori, dimenticando con troppa facilità che la storia recente dell’ATM racconta una realtà ben diversa.
Non dimentichiamo quando, durante le trattative per l’accordo di secondo livello, quella che doveva essere un’unione sacra tra sigle si sgretolò sotto il peso di interessi particolari, con alcuni sindacati che decisero di cambiare rotta e schierarsi con l’azienda per puro opportunismo. In quel frangente, la FIT CISL rimase ferma sulle proprie posizioni, subendo il tradimento di chi, attratto da promesse e incontri riservati, scelse di passare dall’altra parte, trasformando la nostra forza di proposta in una minoranza numerica ma mai morale.
Proprio su questo punto occorre essere chiari: qualcuno oggi ci addita con sufficienza come sigla “minoritaria”, ma dimentica di raccontare che questa condizione è il prezzo che abbiamo pagato per la nostra coerenza. Quando eravamo la forza trainante per numero di iscritti e ci siamo opposti ai vertici aziendali per tutelare i diritti di tutti, l’azienda ci ha scatenato contro una guerra interna, favorendo la cancellazione strategica di molti lavoratori dalla nostra sigla per indebolire l’unica voce fuori dal coro. A differenza di altri, non abbiamo mai pensato a “raccattare” deleghe svendendo la nostra integrità con false promesse nei corridoi; abbiamo scelto di restare una sigla di valore, concentrata sui contenuti che portano risultati reali, preferendo la pulizia morale ai numeri gonfiati dal compiacimento aziendale.
Per anni abbiamo onorato un’alleanza con chi oggi ci punta il dito contro, accettando spesso di mettere da parte i nostri ideali in nome di un’unità che credevamo sincera. Abbiamo seguito figure carismatiche e “trascinatori” d’opinione, salvo poi scoprire che quella stessa lealtà non era ricambiata. Abbiamo assistito, con crescente delusione, alla riabilitazione di chi ci aveva tradito e a una gestione delle relazioni industriali fatta di incontri domenicali segreti tra i palazzi della politica, dai quali noi siamo stati sistematicamente tenuti all’oscuro.
La FIT CISL non accetta di essere convocata “a cose fatte” o di ricevere ordini per incontri già stabiliti da altri in sedi extra-sindacali; non siamo il vagone di coda di nessuno, né tantomeno i soldatini di chi confonde il sindacato con una segreteria politica.
La nostra scelta di sospendere le procedure lo scorso 9 aprile non è stata una resa, ma una mossa tattica di estrema lucidità. Avevamo già percepito che nell’aria c’era qualcosa di torbido: mentre noi chiedevamo risposte immediate, altri concedevano rinvii sospetti all’azienda, probabilmente forti di quegli accordi personali stretti all’ombra della politica. Vedere noti “guerriglieri” farsi improvvisamente accondiscenti ci ha spinto a reagire. Sospendendo l’azione, abbiamo tolto la maschera a chi voleva temporeggiare, costringendoli a dover dimostrare ai propri iscritti la loro falsa volontà di arrivare allo sciopero. Abbiamo lasciato a loro la “patata bollente”, ben sapendo che la richiesta di rimozione di certi vertici aziendali è solo una bandiera alzata per giustificare uno scontro che, senza il nostro strappo, non sarebbe mai avvenuto.
Siamo convinti che se fossimo rimasti in silenzio all’interno di quell’alleanza ormai compromessa, oggi saremmo ancora ai tavoli a discutere di nulla, prigionieri di un immobilismo funzionale a interessi elettorali. La FIT CISL è una sigla pulita e non ha nulla da nascondere. Se la nostra indipendenza disturba chi è abituato a muoversi nelle ombre domenicali, significa che siamo sulla strada giusta. Come dice un vecchio aforisma, “la verità è come il sole: puoi oscurarla per un po’, ma non puoi farla sparire”. Chi ha “altarini” da nascondere farebbe bene a preoccuparsi, perché noi continueremo a rispondere solo e soltanto ai lavoratori, senza padroni e senza segreti.
Nota Fit Cisl su ATM Messina
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