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Il gioco comincia a farsi duro: scendono in campo gli Stati Generali No Ponte

Si prepara una battaglia serrata contro che quello sarà uno scempio ambientale, non solo per la Sicilia e per tutto il Paese.

All’indomani dell’approvazione del CIPESS (Comitato per la Programmazione economica e sviluppo sostenibile), che ha visto festeggiare il vice presidente del Consiglio dei Ministri e Ministro alle infrastrutture, Matteo Salvini, ed in attesa dell’imminente responso della Corte dei Conti, comitati, associazioni, partiti e semplici attivisti, delle due sponde, forti della risposta di popolo avuta al corteo del 9 agosto, convocano nel Salone delle bandiere di Palazzo Zanca gli Stati Generali No ponte (aderenti: 28 realtà messinesi e 11 reggine).
A guidare l’assemblea Rossella Bulsei, portavoce di “Titengostretto” Villa S. Giovanni, Mariella Valbruzzi, in rappresentanza del “Comitato No Ponte – Capo Peloro” e Giuliana Sanò, attivista dell'”Assemblea No Ponte“. Un salone gremito, tanti gli interventi programmati, ma anche per la presenza di semplici cittadini che hanno voluto portare il loro contributo. Quasi tutti i presenti pensano che la realizzazione della grande “Opera del Ponte sullo Stretto” non sia altro che un’insieme di propaganda mediatica, ma che non ci sia un vero e proprio progetto concreto e realizzabile, ma intanto si mettono firme che un giorno dovranno essere giustificate, si spendono milioni di euro, sostengono, per pagare società e promettere lavoro alle imprese con presunte istaurazioni di cantieri per opere connesse, come se ti tagliassero un braccio per, poi, darti un risarcimento danni. Non si sa, sottolineano gli attivisti, come si possa essere contenti di un risarcimento danni quando si è perso un braccio, ma alcune società lo sono perché pensano, spalleggiate dai loro rappresentanti politici, che potranno trarne vantaggio. Pertanto, i promotori non temono, per ora, tanto la realizzazione di quello che definiscono un’ecomostro, ma di dover combattere, oltre che con i favorevoli a questa grande opera, per loro una speculazione, anche con le società che credono di arricchirsi con questa opera, senza rendersi conto che, a lungo termine, anche loro andranno a perderci. I sostenitori “No Ponte” hanno stigmatizzato anche l’atteggiamento degli abitanti di Contesse che spalleggiati da un politico, hanno presentato 2076 firme per far spostare di pochi metri il cantiere, hanno detto: <<Nessuno si salva da soli, o tutti o nessuno, anche perché in termini più generali a pagarne le conseguenze saranno anche loro>>. All’assemblea sono intervenuti anche rappresentanti politici, come: M5S, Alleanza Verdi Sinistra, PD, ed a loro è stato chiesto un impegno maggiore infatti, nonostante la loro attestazione di impegno e vicinanza, a livello nazionale non è mai stata presa una posizione netta e decisa contro il Ponte sullo Stretto. Adesso, infatti, dopo i nuovi passi avanti fatti dal “nemico“, non basta più organizzare semplici cortei cittadini, ma bisognerà coinvolgere l’opinione pubblica di tutto il paese e anche quella estera, perché, anche se ovviamente l’opera colpirà maggiormente i paesi di Villa S. Giovanni e di Messina, avrà un impatto a livello nazionale e internazionale. L’impegno, quindi, che è venuto fuori dagli Stati Generali è di organizzare un corteo nazionale ad autunno, probabilmente verso fine novembre o anche dopo, per un’adeguata tempistica organizzativa. Stavolta perché si possa dire davvero nazionale, inoltre, il corteo dovrà avere il sostegno e la partecipazione a livello nazionale di quei partiti e quelle associazioni, che ad oggi mandano avanti solo i loro rappresentanti locali. Questo, però non basta, anche perché, come sottolineato da qualcuno, alle riunioni si vedono sempre le stesse facce del “popolo di sinistra“, si è pensato pertanto prima del corteo di tenere delle riunioni, o dei picchetti nelle piazze cittadine della città, e nell’area Jonica per la sponda reggina per ascoltare le persone e sdoganare il concetto che il No Ponte sia una battaglia di sinistra e non una battaglia di civiltà per il territorio. Inizialmente si è pensato di realizzare il corteo a Capo Peloro, poiché questa sarà la zona della città maggiormente depredata, ma non si esclude in futuro, se davvero si riusciranno a coinvolgere i rappresentanti nazionali di partiti e associazioni, di portare il corteo a Roma. Quello che è certo, è che, se anche il progetto avesse il via libera anche dalla Corte dei Conti, gli Stati Generali non si fermeranno con la “lotta”, passando per le espropriazioni, che sono quelle che preoccupano di più, perché in fondo, dicono, siamo tutti espropriati, se non della casa del nostro territorio.
La manifestazione è stata anche un’occasione per promuovere la raccolta di firme contro il sindaco Domenico Basile, che, rispetto alla sua collega di Villa S. Giovanni Giusy Caminiti, sembra sordo alle istanze di una parte consistente dei suoi cittadini.

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