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A Messina il Ferragosto si chiama “Vara”

Anche oggi, così come dal secolo 500, si è svolto il puntuale rituale

A Messina il Ferragosto si chiama “Vara”. Come è noto, la città dello Stretto è a vocazione mariana. Lo testimonia già la Madonnina  che dall’alto dello stelo posto all’entrata del porto principale ricorda “Vos et ipsam civitatem benedicimus”, cioè “Benediciamo voi e la vostra città”. La stessa è anche la Patrona del capoluogo: Madonna della Lettera che si festeggia il 3 giugno. In questo giorno, la comunità dei fedeli si ritrova per celebrare e affidare alla Madonna le proprie preghiere e speranze. Un evento dal profilo marcatamente ecclesiale. “La Vara” è un evento molto più complesso, dove si intersecano diverse declinazioni dell’immenso popolo che partecipa a un avvenimento straordinario, unico nel suo genere. A spingere la “machina”, un carro di circa otto tonnellate che sostiene, a circa 15 m di altezza, Maria Assunta alzata in cielo dal Figlio Gesù è la fede che per i credenti assume un’intensità e un’emozione peculiari. Una manifestazione identitaria del popolo messinese che al grido di “Viva Maria” urlato contemporaneamente da decine di migliaia di fedeli che incide nel profondo di ogni esperienza vissuta e che rinnova il legame con le proprie origini,  in qualunque parte del pianeta si è costretti o si è scelto di vivere.

Anche oggi, così come la prima volta nell’anno 1535 , si svolto il puntuale rituale.

La partenza da piazza Castronovo, salutata dai giochi d’artificio con i colori giallorossi per ricordare le difficoltà dell’ Acr Messina, è stata fischiata da Alberto Molonia in sintonia co Francesco Forami. Il “carro” è stato spinto da circa 1200 tiratori. Molti in più dell’anno precedente, tant’è che le corde o gomene sono state allungate di 5 metri per ospitare la crescente richiesta. Da qui l’esigenza di istituire un albo dei tiratori al più presto.

Le fermate consuete di viale Giostra, Piazza Ottagona, Madonnina del Porto, Prefettura, Municipio, prima di affrontare l’insidiosa “girata” per immettersi in Piazza Duomo, dove era a riceverli, il Sindaco Basile, l’arcivescovo Giovanni Accolla, l’ausiliario Cesare Di Pietro e il cappellano Antonello Angemi. che nelle sue preghiere ha ricordato il femminicidio di Sara Campanella.

La festa è finita, ci vediamo il prossimo anno.

Foto di Antonio De Felice

Lillo Zaffino

 

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