Il procuratore aggiunto della Direzione Nazionale Antimafia Michele Prestipino è indagato a Caltanissetta per rivelazione di segreto d’ufficio. Nei giorni scorsi il magistrato, ex procuratore della Capitale, per anni in prima linea in Calabria e a Palermo contro i clan, ha ricevuto un avviso di garanzia. Il 29 aprile si è presentato dai colleghi nisseni che l’avevano invitato a comparire per interrogarlo e, consigliato dal suo legale, si è avvalso della facoltà di non rispondere. L’ex capo dei pm romani, al quale era stata assegnata anche la delega sul coordinamento delle indagini su possibili infiltrazioni mafiose nella realizzazione del Ponte sullo Stretto, avrebbe riferito, a quanto pare, particolari riservati sugli accertamenti in corso sulle ’ndrine a Gianni de Gennaro, ora presidente di Eurolink, il general contractor per la progettazione e la costruzione del ponte, e a Francesco Gratteri, consulente della società per le questioni legate alla sicurezza.
COMITATO NOPONTE CAPO PELORO
“Il ponte unirà due cosche e non due coste”: l’amara battuta di Don Ciotti e Vendola trova una clamorosa conferma. Michele Prestipino, procuratore aggiunto della Direzione Nazionale Antimafia, è indagato a Caltanissetta per aver rivelato lo stato delle indagini sulle infiltrazioni mafiose nel progetto del Ponte sullo Stretto a Gianni De Gennaro, presidente di Eurolink, e a Francesco Gratteri, consulente della stessa società.
«l’ufficio di Prestipino e le procure distrettuali che conducono le indagini relative ad ogni tentativo di condizionamento mafioso delle attività d’impresa collegate alla realizzazione del Ponte sullo stretto di Messina continueranno ad assicurare il loro comune impegno e la loro immutata dedizione per la completezza e la tempestività delle investigazioni e l’effettività del loro coordinamento», si legge in una nota del procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo.
Al di là di quello che verrà accertato in sede giudiziaria e le eventuali responsabilità che verranno o meno attribuite agli indagati, questa vicenda conferma i nostri timori sull’interesse che le mafie hanno per l’affare ponte sullo Stretto.
Già un rapporto del 2000 del centro studi Nomos del gruppo Abele stimava nel 40% gli appalti del ponte a rischio infiltrazioni mafiose.
Quanto emerge ad oggi da questa vicenda è già una clamorosa smentita di quanto ha dichiarato più volte il ministro dei Trasporti che ha definito il ponte sullo Stretto la più grande operazione antimafia.
La nostra lotta al ponte sullo stretto si rafforza e continua ora più che mai.
Cosimo Oteri, consigliere di Lega-Prima l’Italia:
“Siamo di fronte all’ennesimo atto di sciacallaggio politico da parte del Partito Democratico, che tenta di sfruttare indagini ancora in fase preliminare per attaccare il ponte sullo Stretto, progetto strategico per il futuro della Sicilia e dell’intero Paese”.
Dito puntato di Cosimo Oteri, consigliere di Lega-Prima l’Italia, nei confronti del segretario provinciale del PD Armando Hyerace, dopo le recenti esternazioni di quest’ultimo inerenti possibili infiltrazioni mafiose durante la costruzione dell’opera. “È gravissimo e profondamente scorretto che senza alcun esito giudiziario Hyerace si erga a giudice, colpendo l’onorabilità di persone e istituzioni e screditando un’intera comunità.
Ancora una volta, il Partito Democratico cerca di infangare la Sicilia onesta, fatta di cittadini, lavoratori e imprese che chiedono sviluppo e modernità. Il ponte sullo Stretto non è solo un’opera simbolica, ma una grande infrastruttura che porterà benefici concreti in termini di occupazione, mobilità e rilancio economico. Bloccarlo per calcoli ideologici o per tornaconto politico significa voltare le spalle al Sud.
Chi ha responsabilità penali, se accertate, ne risponderà nelle sedi competenti -prosegue Oteri. Ma non accettiamo una campagna diffamatoria contro la Sicilia e contro un’opera attesa da decenni solo sulla base di sospetti o allusioni”.











