
Attualità
Spazio No Ponte : in motivi della non partecipazione alla manifestazione del 2 Dicembre.promossa da Noponte
Non ne abbiamo condiviso le modalità ed è per quello che non siamo entrati a far parte del coordinamento che ha indetto quel corteo

A seguire il documento del movimento Spazio No Ponte:
Non abbiamo condiviso il modo in cui è stata promossa la manifestazione Noponte del 2 Dicembre. Non ne abbiamo condiviso le modalità ed è per quello che non siamo entrati a far parte del coordinamento che ha indetto quel corteo.
In particolare, noi pensiamo che un movimento territoriale non sia la sommatoria di sigle, ma piuttosto una realtà cui si aderisce prima di tutto come abitanti e che costruisce assemblearmente i propri strumenti organizzativi. Ci teniamo, inoltre, a salvaguardare l’autonomia dei movimenti dai partiti e ci è quindi sembrata una scelta criticabile lasciare che quest’ultimi entrassero a far parte dell’organizzazione del corteo – in particolar modo partiti che fino a ieri l’altro erano favorevoli al ponte, laddove niente ci dice che non lo diventeranno nuovamente nel momento in cui tornassero al governo. E che dire, poi, della posizione di questi partiti sulla politica delle grandi opere, sul genocidio in corso a Gaza, sulla corsa al riarmo dell’Europa e l’adesione acritica ai dettami della Nato? Come continuare la tessitura preziosa di legami con gli altri movimenti di lotta territoriale se si consente una tale preminenza – almeno nel corso dei comizi finali dal palco – ai vessilli che dal Notav della Val Susa al Nomuos di Niscemi sono stati e continuano ad essere la controparte delle istanze che si levano dal basso?
Diciamo oggi in maniera esplicita queste cose perché adesso non possono più nuocere alla riuscita della manifestazione, cosa per noi preziosa. Alla promozione del 2 dicembre, infatti, ci siamo dedicati
incessantemente nei mesi precedenti, come dimostrano le tante iniziative di avvicinamento. Quando, la sera del corteo, abbiamo lamentato le bandiere di partito sotto il palco ci è stato detto che, in
fondo, non era neanche tanto rilevante la loro presenza in quel corteo. Ed è vero. Ci sembra una giusta considerazione. È stato un abbaglio pensare che i partiti sarebbero stati il valore aggiunto e avrebbero portato i
“numeri”, come si diceva. La poca presenza all’interno del corteo si è, però, tradotta in una grande presenza sopra e nei pressi del palco e, soprattutto, sugli organi di stampa. Di fatto, il movimento è stato schiacciato mediaticamente sui partiti del centrosinistra, salvo qualche figurina per garantirne la trasversalità. Piccoli spezzoni di partito c’erano stati anche a giugno ed agosto, non avevano, però, il ruolo che hanno svolto il 2 Dicembre; creando non pochi problemi a tutte quelle persone che non si sentono di
essere ingabbiata in queste strutture di rappresentanza e delega.
Cosa fare adesso? Qualcuno dice che bisognerebbe insistere con i leader del centrosinistra e costruire con
loro un’alleanza organica. Niente di più sbagliato dal nostro punto di vista. Il movimento Noponte deve praticare l’autonomia dai partiti che ha sempre rivendicato e che è stata la sua forza. D’altronde, non si capisce quale sarebbe il vantaggio nell’appendersi a una minoranza parlamentare. Non parliamo, poi, della
dimensione locale di questi partiti sempre più relegati alla minoranza. Indipendentemente dai numeri (5mila, 10mila, 15mila), ciò che conta è che per la terza volta in 6 mesi una marea di siciliani e calabresi, cui si sono aggiunti rappresentanze venute da più lontano, hanno invaso le strade di Messina. Il problema che dobbiamo porci oggi è come affrontare la fase della cantierizzazione, se davvero dovessero cominciare i lavori in estate, per come il crono programma del Governo riporta. In primo luogo, è fondamentale mettere in evidenza ancora di più le ricadute in termini di invivibilità, causata dai cantieri, sul territorio. Poi, bisogna che le nostre iniziative facciano capire al Governo quale sarà l’impatto in termini di conflitto sociale, visto e considerato che in questo caso una grande opera impatterebbe con zone fortemente urbanizzate. Bisognerà, inoltre, pensare a come organizzare l’opposizione all’avvio dei cantieri, a come fare in modo che la disponibilità alla mobilitazione manifestata in questi mesi possa fermare il processo di devastazione che è stato annunciato. Sono queste le domande urgenti su cui tutte le realtà Noponte sono chiamate ad attivarsi. Noi da parte nostra continueremo a farlo.
Per questi motivi continueremo a costruire momenti di confronto e di partecipazione dal basso affinchè la lotta del movimento No ponte sia la lotta di tuttə coloro che si muovono contro la devastazione e l’occupazione dei territori.

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