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No al ponte, CMdB: ci opporremo alla devastazione del nostro territorio

CMdB da sempre ha espresso la propria contrarietà ad un’opera che, al di là delle tante criticità emerse sul piano tecnico, avrebbe comunque un impatto ambientale terribile

Non cantino vittoria i signori del Sì-ponte, si astengano dagli annunci roboanti e dai toni trionfalistici.
Le circostanze richiederebbero un contegno ben diverso. Nonostante una maggioranza così schiacciante, si è ritenuto comunque necessario blindare il voto della Camera tramite la fiducia. Il decreto è stato dunque approvato, ed in effetti non era lecito attendersi nulla di diverso. Sappiamo quanto grandi siano gli interessi in gioco, di carattere politico ed economico. La “resuscitata” Società dello Stretto è pronta ad inghiottire altri fiumi di denaro. Ma la partita non si chiude qui. Non bisogna sottovalutare la determinazione di chi con tutte le proprie forze si opporrà alla devastazione del proprio territorio per un’opera che andrà solo ad aumentare il numero delle “incompiute”.
CMdB da sempre ha espresso la propria contrarietà ad un’opera che, al di là delle tante criticità emerse sul piano tecnico, avrebbe comunque un impatto ambientale terribile.
La costruzione del ponte prioritaria al punto tale da giustificare procedure d’urgenza?
Davvero, con tutti i problemi gravi che ci troviamo ad affrontare, qualcuno può pensare che il ponte sullo Stretto sia tanto necessario? Se c’è ancora bisogno di esempi e promemoria, il cambiamento climatico è servito con le catastrofi che, da ultimo, stanno colpendo in queste ore l’Emilia Romagna; così come con le siccità ricorrenti, con le ondate di calore e quelle di gelo, e via di seguito; per far fronte a tutto questo serve una gigantesca opera di prevenzione e adattamento.
Il dissesto idrogeologico, che tante tragedie annunciate continua a provocare, richiede una puntuale messa in sicurezza dei territori fragili, nel nostro caso resi ancor più fragili dall’alto grado di sismicità: è dissennato e cinico dunque sperperare tanti soldi, a partire dai 7 milioni di euro che si prevede di stanziare per pubblicizzare un’opera spacciata per “green”, intorno alla quale ruota una miriade di fake news, a partire dalla creazione di tanti posti di lavoro.
Non abbiamo dubbi che il ponte non si farà, sia per tutti i problemi tecnici ampiamente illustrati, sia perché a tutt’oggi manca una verifica della sostenibilità finanziaria: ma siamo certi che dirotterà lontano dalla giusta direzione risorse che andrebbero per l’appunto destinate alle vere urgenze del nostro territorio.
La promessa di opere compensative con cui vorrebbero blandirci è ancora più grave perché si tratta di diritti fino ad ora negati per l’ignavia, l’incompetenza, la corruzione di classi dirigenti non all’altezza del ruolo che ricoprono.
Il ponte, simbolo delle grandi opere a cui Meloni-Salvini ambiscono di legare i propri nomi, rappresenta in realtà un modello di “sviluppo” in cui non ci riconosciamo; e la decisione di calarlo d’imperio dall’alto risuona come un’ulteriore forma di colonialismo sulla popolazione locale, a vantaggio di lauti guadagni per pochi privati.
Foto Marcello Mento
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