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Ponte sullo Stretto, le riflessioni della Prof.ssa Liliana Parisi

Accogliendo l’invito della Prof: Cettina Lupoi

Accogliendo l’invito della Prof: Cettina Lupoi ai colleghi affinché manifestino il loro pensiero riguardo al tema ” Ponte sullo Stretto,  desidero esporre, il più possibile sinteticamente,alcune mie riflessioni  basate sia sulle mie conoscenze di  Storia e Geografia ,sia sulla mia esperienza di vita, purtroppo  alquanto lunga. Ho già trattato di questo argomento in alcuni commenti, ma ora cercherò di farlo in modo più sistematico.

-La Sicilia  è un’isola ma non è mai stata isolata: lo dimostra il fatto che ha avuto dominatori provenienti da tante terre diverse, anche lontane.

Nonostante le forti correnti marine( spiegate dagli antichi col mito dei mostri Scilla e Cariddi) lo Stretto non ha mai costituito una barriera tra le due sponde,sicula e calabra: basti pensare che nel V secolo a.C. il tiranno di Reggio  Anassila occupò anche Zancle(Messina)con l’intento di creare una sola area metropolitana.

Soffermiamoci un attimo sul Porto di Messina: è uno dei pochi porti naturali della Sicilia e nei  secoli è stato uno dei principali porti del Mediterraneo. A parte i commerci con porti di regioni anche lontane, fu qui che nel 1571 si riunirono le navi delle potenze cristiane che poi andarono a sconfiggere i Turchi a Lepanto. E qui, quando le strade della Calabria erano poco praticabili, arrivavano via mare viaggiatori anche illustri: Goethe, Dumas; e altri(artisti, letterati,musicisti, scienziati…) che a Messina trovarono una nuova patria ,mentre messinesi andavano a trovare fortuna e fama altrove. E da anni assistiamo  sullo Stretto ad un quotidiano spostamento di pendolari, che abitano su una sponda e lavorano  o studiano sull’altra. Con i mezzi attuali la traversata dello Stretto si fa in meno di mezzora .

 Mi chiedo: gioverebbe a questi pendolari un ponte collocato all’estremità nord della città?e viaggiatori e turisti che vengono in Sicilia, si fermerebbero più a Messina oppure tirerebbero diritto verso altre mete?e vi è tra Sicilia e Italia continentale un tale movimento di merci, su gommato o su rotaia, da giustificare  un’opera di così grande costo? A me pare che oggi le merci viaggino soprattutto via mare e quindi penso  che sia questo il  tipo di trasporto da migliorare. E le persone invece viaggiano soprattutto in aereo, e di conseguenza un aeroporto, anche di proporzioni ridotte ma nell’area metropolitana di Messina, ci porterebbe sicuramente maggiori benefici del Ponte.

E parliamo ora del sistema ferroviario e dello Stretto: dopo la costruzione delle ferrovie in Calabria e in Sicilia, nel 1896 per iniziativa della Società Sicula cominciò il servizio di traghettamento con i ferry boats, per trasportare carri merci e treni passeggeri. Qualche anno dopo iniziò la gestione da parte dello Stato. Dopo l’interruzione dovuta alla guerra, il traghettamento riprese con sempre maggiore intensità.Con FS, il collegamento tra la Sicilia e il resto d’Italia e d’Europa era continuo. Da ex pendolare, ricordo i treni a lunga percorrenza , a cui in occasione delle festività natalizie venivano aggiunti altri treni “straordinari”:  ricordo le stazioni in cui salivano anziani, accompagnati da figli o altri parenti, perraggiungere direttamente Torino, Milano…dove li  aspettavano altri figli o parenti. E per chi veniva in Sicilia(spesso emigrati che venivano a passare le vacanze nei paesi di origine)c’era la possibilità di venire in treno con auto a seguito. E avevamo anche, negli anni ‘ 70, la nostra “alta velocità”: il rapido Peloritano, con posti prenotati, che partiva da Palermo e Catania e, formando un unico treno a Messina, veniva traghettato  subito perché aveva poche carrozze e raggiungeva Roma in un tempo che per l’epoca costituiva un record.

Col subentrare di Trenitalia e di altre società di trasporto,mentre nel resto d’Italia la rete ferroviaria si sviluppava,la situazione della Sicilia è peggiorata: meno treni, pochi i treni che vengono traghettati, per i lunghi viaggi necessità di scendere in stazioni intermedie per cambiare treno,non assicurata la coincidenza tra treni e navi, meno navi traghetto… La stazione ferroviaria marittima di Messina, un tempo piena di movimento, oggi è desolante. Insomma la Sicilia è stata sempre più isolata. E questo con il beneplacito dei nostri politici e in particolare della Regione, che avrebbe potuto con fondi propri intervenire sul sistema dei trasporti.

Davanti a questa situazione, anche io per un momento sono stata favorevole al Ponte. Ma  poi sono subentrate varie perplessità:

non esiste al mondo un ponte ad una sola campata così lungo. Chi può assicurare che sia fattibile? Se me lo dicessero tecnici giapponesi ci crederei, ma non ho grande fiducia in tecnici legati alla Società Stretto di Messina. Tengono conto costoro di fattori ambientali indiscutibili: che siamo in una zona sismica dove periodicamente si verificano terremoti; che c’è un costante movimento di allontanamento tra Sicilia e Calabria; che ci sono correnti d’aria che renderebbero inutilizzabile il Ponte in vari giorni dell’anno e potrebbero incidere sulle strutture… Cosa succederebbe se mentre si lavora  si verificasse un terremoto o altra calamità naturale? E come mai si parla di aprire i cantieri e non c’è ancora un progetto definitivo e una previsione certa dei costi(comprese le somme dovute per gli espropri)e delle fonti di finanziamento ? A me pare  ci sia il rischio concreto che si inizi il lavoro, devastando una delle zone più belle di Messina e creando problemi  non solo agli abitanti di là( compresi  i morti del cimitero di Pace)  ma a tutta la città per via dei cantieri, e poi rimanga una grande incompiuta!-ammesso che su questo  ponte passino anche treni( cosa che non è ancora chiara), quale vantaggio si avrebbe se la rete ferroviaria siciliana non è adeguata all’Alta velocità? Giacché molti sono favorevoli al Ponte solo perché le manovre per il traghettamento dei treni richiedono tempo, non sarebbe meglio accantonare questa “sfida”( che personalmente mi fa pensare alla biblica Torre di Babele) e pensare a treni di poche carrozze(come il Peloritano di cui ho parlato) e a traghetti adatti al loro trasporto come avviene nel nord Europa?

– si crede che il Ponte porterà  lavoro.  A parte il fatto che le ditte incaricate dei lavori probabilmente verranno da fuori e non utilizzeranno  maestranze  locali, ci si rende conto che si tratta di un’occupazione  temporanea  perché ad un certo punto  i lavori avranno fine ? Nello stesso tempo, diminuendo  il movimento dei traghetti , tanti lavoratori del settore si troveranno disoccupati . Invece, se il sistema di traghettamento  fosse potenziato, questo non avverrebbe  e si  avrebbe quel “collegamento stabile” che alcuni vogliono ottenere col Ponte.

Io non sono un’ambientalista fanatica, contraria al progresso. Si può modificare il territorio per migliorare la vita umana. Se questo non fosse stato fatto, vivremmo ancora nelle caverne. Ma a tutto c’è un limite; se si supera questo limite, la Natura si rivolta e l’Uomo ne paga le conseguenze. Di ogni azione vanno valutati costi,benefici, conseguenze… E la politica dovrebbe fare un passo indietro e far parlare tecnici e  scienziati “liberi”; e ricordare anche che lo Stretto ha tutte le caratteristiche per essere considerato “patrimonio dell’ umanità”.

Prof.ssa Liliana Parisi

 

 

 

 

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