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I-Hub, Basile: “Meno filosofia e più praticità. Così abbiamo reso il progetto aderente ai costi effettivi e quindi realizzabile”. Nota di Franco Tiano

Grazie alla scelta di spostare subito la collocazione della struttura senza rinunciare al progetto, sono stati risparmiati oltre 34 milioni di euro

«Leggendo l’intervento pubblicato oggi sulla Gazzetta del Sud dall’ex assessora Carlotta Previti, alla quale si riconosce l’onestà intellettuale di non parlare di nessuna perdita di finanziamento, viene però spontanea una riflessione molto semplice: tra le dichiarazioni di principio e la realizzazione concreta delle opere pubbliche c’è una differenza sostanziale. E questa differenza si chiama capacità amministrativa».

Così l’ex sindaco Federico Basile interviene nel dibattito sul progetto iHUB, ricordando il percorso amministrativo che ha portato alla definizione dell’intervento.

«Quando si parla di visione – prosegue Basile – bisogna anche dimostrare di avere la praticità necessaria per trasformarla in realtà. Ed è proprio questo il punto. Come ha sottolineato anche Cateno De Luca nelle scorse ore, Carlotta Previti ha avuto sicuramente una visione, ma senza concretezza rischia di restare soltanto filosofia».

L’attuale progetto iHUB – Edifici per co-working, centro di ricerca e parco urbano, inserito nel Programma Nazionale Metro Plus e Città Medie Sud 2021-2027 e finanziato dall’Unione Europea con 23 milioni (oltre 3.5 per le demolizioni) di euro, rappresenta proprio la scelta di rendere l’opera concretamente realizzabile.

L’area destinata all’intervento, di circa 12.000 mq, si trova in posizione strategica, vicino al mare e al centro città, a pochi passi dalla Stazione Centrale e dal nodo multimodale che collega ferrovia, strada e mare, confinante con via Santa Cecilia e via Don Blasco.

«Grazie alla scelta di spostare subito la collocazione della struttura senza rinunciare al progetto, sono stati risparmiati oltre 34 milioni di euro – ha dichiarato Federico Basile –. Il progetto iniziale, che prevedeva la realizzazione dell’iHUB accanto all’ex Dogana, aveva vincolato un investimento potenziale di 71 milioni di euro che, già solo per le demolizioni ha dimostrato un sovradimensionato di ben 11 milioni di euro passando da 14 a 3.5 milioni di euro.

Senza contare l’inserimento urbanistico previsto con tre nuovi corpi di fabbrica, ciascuno di quattro piani fuori terra per un’altezza complessiva di circa 12 metri, e con un recupero di aree pubbliche estremamente limitato.

Trasferendolo in un’area comunque strategica e in seguito all’accordo con l’Agenzia del Demanio, che ha ceduto un altro spazio adiacente, siamo riusciti a rendere l’opera realizzabile e a ridurre significativamente i costi».

L’intervento prevede la realizzazione di spazi di co-working per professionisti, startup e imprese, un centro di ricerca dedicato all’innovazione scientifica e tecnologica, un polo direzionale e un parco urbano sostenibile, con edifici progettati secondo standard NZEB (Near Zero Energy Building) e dotati di tecnologie ad alta efficienza energetica.

«L’iHUB non è uno slogan né una suggestione urbanistica – conclude Basile – ma un progetto concreto di rigenerazione urbana, innovazione e sostenibilità. È facile parlare di modelli teorici o scenari ideali. Più difficile è prendere decisioni amministrative che consentano davvero di realizzare le opere e non perdere le risorse disponibili. Noi abbiamo scelto questa strada: meno retorica e più risultati per Messina».

L’area dove originariamente era previsto l’I Hub invece rientra nella più ampia strategia di rigenerazione urbana tra aree verdi, parcheggi e percorsi che dal mare porteranno al centro commerciale della città, e viceversa.

Ma per questo, e per tutto quello che credo sia utile discutere sul tema, come sempre abbiamo fatto, attendiamo Carlotta Previti per un confronto così magari avrà modo di spiegarci perché avremmo dovuto spendere 14 milioni di euro per le demolizioni quando ne sono bastati 3.5 e sui temi attuativi in relazione alle tempistiche di spesa delle originarie coperture finanziarie».

Nota di Franco Tiano, operatore turistico

Nel dibattito che si è aperto in città sulla realizzazione
dell’Innovation Hub emergono oggi due visioni principali: da un lato
il progetto originario di un grande polo tecnologico sul waterfront,
dall’altro l’ipotesi di realizzarlo con risorse più contenute
recuperando immobili esistenti nell’area di Gazzi. Due proposte
diverse, che riflettono due modelli di sviluppo differenti per
Messina. Il primo immagina un hub da oltre 70 milioni di euro capace
di attrarre imprese tecnologiche, ricerca e investimenti
internazionali, puntando sulla visibilità e sull’attrattività del
fronte mare. Il secondo punta invece su un intervento più contenuto,
intorno ai 20 milioni di euro, basato sulla riqualificazione di
edifici esistenti. È evidente che con risorse e impostazioni così
diverse anche gli obiettivi e l’impatto sulla città rischiano di
essere profondamente differenti. Proprio per questo, accanto a queste
due ipotesi, potrebbe essere utile aprire una riflessione su una terza
possibilità, che non guardi soltanto al centro urbano ma anche alle
potenzialità delle aree collinari della città. In particolare, la zona
delle Masse potrebbe rappresentare un luogo ideale per immaginare non
semplicemente un edificio dedicato all’innovazione, ma un vero e
proprio campus tecnologico. Un campus dell’innovazione non è soltanto
un contenitore di uffici o laboratori. È uno spazio integrato dove
ricerca, formazione, impresa e qualità della vita convivono e si
alimentano a vicenda. Molti dei poli tecnologici più dinamici al mondo
nascono proprio in contesti di questo tipo: ambienti aperti, immersi
nel verde, capaci di favorire creatività, collaborazione e scambio di
idee. Le Masse possiedono caratteristiche che potrebbero prestarsi
molto bene a una visione di questo genere: il paesaggio, la presenza
di verde, le ville storiche oggi in gran parte abbandonate che
potrebbero essere recuperate e trasformate in laboratori, residenze
per ricercatori, spazi di coworking e centri di formazione. A tutto
questo si aggiunge un elemento unico: un panorama straordinario che
abbraccia le due sponde del Tirreno e dello Ionio, con uno sguardo che
si estende dall’Etna fino alle Isole Eolie. In un contesto simile
l’Innovation Hub potrebbe assumere una forma completamente nuova: non
solo un edificio dedicato alla tecnologia, ma un ecosistema diffuso,
un campus dell’innovazione capace di coniugare ricerca, sostenibilità
ambientale, rigenerazione urbana e sviluppo economico. Un progetto di
questo tipo avrebbe anche un valore ulteriore: trasformare una
periferia collinare in un nuovo motore di crescita economica e
occupazionale, dimostrando che lo sviluppo di una città può partire
anche dai suoi margini e non soltanto dal centro. Il vero
interrogativo, allora, resta sempre lo stesso: quale ambizione
vogliamo per il futuro di Messina? Limitarsi a scegliere tra due
localizzazioni diverse o avere il coraggio di immaginare un progetto
capace di unire innovazione, territorio e qualità della vita. Un
campus tecnologico alle Masse potrebbe essere una strada da esplorare
seriamente.

Infine, iHUB, Basile sfida Previti al confronto pubblico: “Scelga lei data, ora e luogo. Il Confronto sia in diretta davanti ai cittadini”

«Alla luce delle nuove dichiarazioni dell’ex assessora Carlotta Previti ancora una volta rinnovo l’invito che ho già formulato: sono pienamente disponibile a un confronto aperto sull’iHUB e sull’intera vicenda. L’ex assessora scelga liberamente data, ora e luogo. Pongo soltanto due condizioni molto semplici:
che il confronto si svolga in un luogo pubblico e che sia trasmesso in diretta Facebook, così che tutti i cittadini possano ascoltare direttamente e farsi una propria opinione. Da parte mia c’è la massima disponibilità».

Lo dichiara Federico Basile rivolgendosi all’ex assessora Carlotta Previti.

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