La cosiddetta Super ZES siciliana nasce da un emendamento presentato dal gruppo parlamentare Sud Chiama Nord e approvato all’interno della legge di stabilità regionale. Una norma che segna un netto cambio di passo rispetto ai ripetuti e precedenti tentativi dell’Assessore Dagnino di introdurre un altro “pizzo legalizzato”.
La Super ZES di De Luca introduce invece un principio chiaro: niente ZES a macchia di leopardo, niente discrezionalità politica, niente sgravi a richiesta, ma un sistema automatico e valido per l’intero territorio siciliano senza alcuna intermediazione.
«Abbiamo bloccato un’impostazione pericolosa – dichiara Cateno De Luca – che avrebbe consentito alla Giunta di scegliere, con semplici delibere, dove applicare benefici e dove no. Sarebbe stata la ZES dei rapporti, delle lobby, del pizzo legalizzato. Noi l’abbiamo stravolta».
La Super ZES siciliana di Cateno De Luca estende infatti i benefici a tutta la Sicilia, agganciandosi direttamente al vigente meccanismo nazionale della ZES unica.
Il cuore della norma è semplice ed efficace: un fondo regionale che integra quello nazionale, consentendo di raggiungere il massimo consentito dalla normativa europea sugli aiuti di Stato.
In concreto: fino al 60% di credito d’imposta per le piccole imprese e fino al 40% per le medie e grandi imprese, senza bandi, senza graduatorie, senza intermediazioni politiche. Un click di prenotazione, l’investimento programmato ed un secondo click per rendicontare l’investimento ed ottenere la compensazione mediante credito fiscale.
«È un automatismo – prosegue De Luca – che toglie potere alla politica e lo restituisce alle imprese. Chi investe in Sicilia saprà prima che avrà la possibilità di ottenere il massimo della percentuale di compensazione nella percentuale massima prevista nella carta degli aiuti, vera e unica peculiarità rispetto alle altre regioni meridionali inserite nella ZES unica.
Chi investe deve anche restare: il beneficio è legato all’obbligo di mantenere l’attività in Sicilia per almeno cinque anni, creando così un fondo che nel tempo si autoalimenta».
La Sicilia diventa così la prima Regione in grado di offrire un sistema competitivo rispetto al resto del Mezzogiorno, rendendo il territorio realmente attrattivo per nuovi investimenti produttivi.
«Ora la sfida è sulle risorse – conclude De Luca –: con 10 milioni simbolici non si va da nessuna parte. Servono almeno 250-300 milioni di euro nel 2026 per rendere la Super ZES pienamente operativa. Questa sarà la prossima battaglia che faremo per destinare al meglio parte dei 2 miliardi di avanzo di amministrazione disponibile con variazioni bilancio del prossimo mese di giugno 2026. Ma una cosa è certa: senza Sud Chiama Nord oggi avremmo avuto l’ennesima supercazzola normativa con un ulteriore “pizzo legalizzato” imposto al mondo delle imprese. Invece abbiamo scritto una regola chiara, uguale per tutti, che libera la Sicilia dalle logiche lobbistiche».
Sud Chiama Nord ribadisce che la Super ZES siciliana rappresenta uno degli interventi più significativi dell’attuale legge di stabilità, perché sposta l’asse dalle promesse agli strumenti concreti, dal favore discrezionale allo sviluppo reale. Si apre una nuova fase all’insegna della meritocrazia con la politica che non deve invadere il campo dello sviluppo imprenditoriale.










