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La nota del laboratorio di partecipazione civica sui lavori del Consiglio Comunale

MessinAccomuna: “La cena delle beffe (o la farsa del cambio di passo)“

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A seguire la nota di MessinAccomuna: "La cena delle beffe (o la farsa del cambio di passo)":
L’avevamo detto: lo squallido teatrino dell’ultimo mese è servito solo a perdere tempo, distrarre la gente e “trattare”, sulla pelle della città. Rivela come la città è stata gestita in questi 19 mesi: la macchina municipale utilizzata come strumento per equilibri instabili e appetiti crescenti.Trattative concluse; lo “scafista”, se butta a mare qualcuno, imbarca qualcun altro.
 Lo chiarisce l’agenda del Sindaco. L’altro ieri De Luca riceve “segnali forti”, scappa dietro la Santa e prende tempo. Ieri dichiara chiusa la stagione amministrativa, dice ai nuovi (finti) nemici: “finora avete mangiato, la trippa è finita” e riceve in cambio offese risposte. Oggi fissa tutti i tempi del Consiglio (inizio, sospensione, riconvocazione e chiusura …ma esiste un Presidente dell’aula? In 18 mesi nessuno se n’è accorto) e mette in programma la …”cena della concordia”, ma è una cena delle beffe!Sipario per la commedia: Genovese dice: “Catenuzzo, ti ho approvato tutto e non ho avuto niente, mentre Picciolo…”; questo si agita: “Come, io ti ho dato i voti al primo turno (l’aritmetica non è un’opinione) e alle europee, e tu mi neghi l’assessorato?”; D’Alia fa Denim, l’uomo che non deve chiedere mai; Navarra è quello che ha paura: dopo aver perso la faccia, teme che il porcellino si rompa senza monete dentro. I 5 Stelle resistono alle bordate, mentre “PD” sta per “Principe di Danimarca”: Amleto, avvitato sul “to be or not to be”, lacerato dalle sue divisioni psicologiche.Abbiamo assistito, fischiamo! Tra un paio di mesi i nodi dell’improvvisazione arrogante ammantata di decisionismo verranno al pettine. Stipendi ATM (con una liquidazione impantanata); minori incassi per le “cartelle pazze”; Messina Social City; insostenibilità dei giuramenti sul risanamento; promesse non mantenute agli operatori dei mercati; malumore esplicito dei dipendenti pubblici. E l’evidenza crescente che i risultati attuali sono merito di chi c’era prima, e non del cavaliere della tavola cunsata.Se per caso si va alle urne non è perchè De Luca "resiste" alle pressioni; al contrario, è perchè non è più in grado di reggerle e non ha più spazi amministrativi per sottostarvi.
giovedė 23 gennaio 2020


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