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Intervista esclusiva alla regista e drammaturga messinese Auretta Sterrantino

Curiosità e studio: il segreto per fare teatro

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Messina è una città artisticamente “fertile”, una città che ogni giorno genera nuovi talenti. Noi Messinesi, però, sempre impegnati in una costante operazione di denigrazione territoriale, sembriamo non accorgercene, sembriamo non vedere ciò che di bello nasce intorno, come se avessimo la vista offuscata. E tra i tanti talenti nostrani non possiamo non ricordare la regista e drammaturga Auretta Sterrantino, che, ultimamente, ha presentato in prima assoluta alla Sala Laudamo il suo spettacolo: “Prometheus. O del fuoco, maestro di ogni arte”. Una “riscrittura” del mito classico che ha riscosso notevole successo.
Abbiamo intervistato per voi Auretta Sterrantino, perché possiate conoscere al meglio questo talento nostrano e il suo ultimo “figlio”: Prometheus:  

“Prometheus. O del fuoco, maestro di ogni arte” è una “riscrittura” teatrale del mito classico di Prometeo. Quali possono essere considerati elementi vincenti di questa trasposizione teatrale? Innanzitutto è molto delicato definire il mio “Prometheus” una riscrittura, dal momento che non mi rifaccio a una sola opera legata al mito di Prometeo. Partendo da Eschilo ho cercato in qualche modo di confrontarmi con molti degli autori che hanno lavorato su questo mito, antichi e moderni. In tal senso ho scelto le mie soluzioni, operato le mie varianti, ho cercato di fare in modo che il mito rimanesse materia plastica e vitale, in grado di creare un ponte con la contemporaneità senza svilirlo in attualizzazioni, ma elevando la materia teatrale al sacro, al pensiero, alla dialettica. 
Non saprei né potrei dire quali siano gli “elementi vincenti”, non vorrei neanche. Non è secondo questo criterio che credo si debba comporre e operare, soprattutto a teatro. L’urgenza è quella del dire, dell’interrogarsi, dell’immergersi nel mare del turbamento per uscirne in qualche modo rinnovati. 
Il mito può essere considerato veicolo di trasmissione di valori e insegnamenti morali? Ha un’efficacia paideutica? 
Il mito, a mio parere, non è assolutamente veicolo di valori morali né ha come scopo preciso quello educativo. Esso – in quanto bacino magmatico in cui si traducono le pulsioni di una civiltà, i suoi cambiamenti, i tormenti, le necessità, i patimenti – è piuttosto uno specchio che non restituisce un’immagine immediatamente chiara e, soprattutto, che non restituisce la superficie, ma i meandri più reconditi e oscuri dell’essere, con i quali è necessario fare i conti per comprendere tanto un individuo, quanto un popolo
Prometheus” è, peraltro, anche un omaggio a uomo che il mondo classico lo conosceva molto bene, non è vero?
Questo spettacolo nasce proprio per omaggiare Fernando Balestra, ex-sovrintendente della Fondazione INDA, Istituto Nazionale del Dramma Antico, scomparso lo scorso giugno. L’idea dell’intera rassegna dedicata ai Maestri nasce dalla perdita di un mentore come Fernando, un intellettuale complesso e raffinato, sfuggente e difficile da decifrare. A lui, io e Vincenzo Quadarella, fondatore di QA insieme con me, dobbiamo moltissimo. Per anni abbiamo coltivato insieme con lui l’idea di restituire spazio ai giovani, allevandoli allo spirito classico per un nuovo Umanesimo che ripristinasse un sistema di valori ormai perduti, ricordandoci che l’Uomo e la Natura sono al centro del delicatissimo e affascinante mistero che è la Vita. 
Quella di Prometeo è una figura a cui Balestra si è ispirato per molti progetti, il più importante dei quali avviato proprio con la Fondazione INDA: una rete di licei in tutta Italia, “I fuochi di Prometeo”. Per questo la scelta di dedicarci a questo titano per un omaggio a Fernando, che con Prometeo aveva certamente più di un tratto in comune. 
“Prometheus” è solo una delle sue creature dal sapore classico. Per anni ha collaborato con l’Inda, l’Istituto Nazione del Dramma Antico che si occupa, peraltro, dell’organizzazione delle rappresentazioni classiche al Teatro greco di Siracusa. Che ricordo ha di quegli anni? Che ricordo ha di quel lungo lavoro di preparazione alla messa in scena? 
La mia collaborazione con la Fondazione non si è conclusa. Oggi sono fra i docenti dell’ADDA, Accademia d’Arte del Dramma Antico, riaperta proprio da Balestra alla fine del 2009, dopo i precedenti esperimenti – nei quali ero già coinvolta come docente – con il I nucleo dell’Accademia del Teatro del Mediterraneo che ha partecipato alla messinscena dell’ “Orestiade” di Eschilo (traduzione di P.P. Pasolini) con la regia del Maestro Carriglio nel 2008, e poi un secondo nucleo nel 2009 che è diventato parte del cast di “Supplici” di Eschilo – per cui sono stata consulente alla drammaturgia – andata in scena nel 2009 al Teatro Greco di Siracusa in chiusura di stagione e poi in tournée nei teatri di pietra (Malta, Tuscolo, Teano, Morgantina, Selinunte, Segesta tra gli altri). Potere insegnare, soprattutto le discipline che mi sono state assegnate (Storia del Teatro e della Messinscena Tragica), mi fa sentire molto onorata: la formazione che può dare un’accademia come quella dell’INDA è senza dubbio impareggiabile, grazie soprattutto alle esperienze dirette sul palco del Teatro Greco, al contatto con artisti importanti come quelli appositamente chiamati a insegnare e quelli che orbitano intorno alla Fondazione nel periodo delle Rappresentazioni. 
Il lavoro svolto per e con la Fondazione INDA, al di là della collaborazione con Fernando Balestra, è stato per me un ginnasio insostituibile. Mi ha dato l’opportunità di confrontarmi con la macchina teatrale nella sua massima espressione, perché ogni anno da Siracusa passano i più grandi artisti attivi nel panorama contemporaneo. Il momento degli allestimenti è sempre il più bello del processo teatrale che culmina con il momento delle prove al Teatro Greco, di fronte ai grandi che si confrontano con i testi dei più grandi. Questa è ed è stata un’esperienza insostituibile che certamente ha contribuito, insieme con la mia formazione, a definire la mia poetica, i miei interessi, a scolpire il mio modo di guardare all’arte e al teatro, ai linguaggi. Lavorare sui testi e confrontarmi con i registi e, contemporaneamente con gli attori, è stata una grande opportunità, così, per tutte, mi piace ricordare di aver affiancato come consulente alla drammaturgia il Maestro Antonio Calenda per la messinscena di “Baccanti” di Euripide nel 2012. 
La Fondazione mi ha dato l’opportunità di misurarmi con diversi aspetti della macchina teatrale e questo è stato per me importantissimo: si tende a sottovalutare il numero di professionalità necessarie per la realizzazione di un buono spettacolo, soprattutto dimenticandosi dei tecnici e dei macchinisti, dai quali c’è solo da imparare e senza i quali la messinscena sarebbe impossibile. 
Cosa direbbe ad un giovane di oggi desideroso di intraprendere la carriera teatrale? Come gli consiglierebbe di approcciarsi alla macchina teatrale? 
 Ai giovani mi sento di dire che alla base di tutto, teatro o no, ci deve essere la curiosità e la voglia di farsi continuamente domande e tentare di rispondere per aprire interrogativi sempre più grandi. è necessario nutrirsi in tal senso e dunque studiare, studiare, studiare, frequentando percorsi accademici seri e riconosciuti e poi mettersi in gioco sempre, non fermarsi mai. Fare. E imparare, imparare dai Maestri.


giovedì 15 giugno 2017

Alessia Vanaria

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