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“Un uomo a metà” in scena al Clan Off Teatro di Messina

L’impotenza come arma contro le ipocrisie della realtà

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Un uomo vaga sulla scena senza meta, come chiuso dentro un labirinto incapace di trovare una via d’uscita. Inizia in questo modo lo spettacolo “Un uomo a metà” di Giampaolo G. Rugo, per la regia di Roberto Bonaventura, in scena oggi e domani al Clan Off Teatro di Messina. Gianluca Cesale veste magistralmente i panni di Giuseppe, il protagonista, si immedesima nella sua storia e trasporta in un attimo come per magia lo spettatore nel suo triste ed enigmatico mondo.  
Un mondo dove amor sacro e amor profano si incontrano e si scontrano al tempo stesso, un mondo in cui forse nessun uomo riesce mai ad essere veramente libero come è convinto di essere. Giuseppe lavora come rappresentante di articoli religiosi ed è cresciuto a fianco del nonno, un vecchio fascista reduce dalle guerre coloniali. Una figura che si rivelerà centrale nella sua esistenza e nella sua formazione che difficilmente poteva essere affidata ai due genitori che amavano trascorrere il loro tempo a “Manhattan”, una sala bingo scelta da loro come luogo atto a dilapidare la propria pensione. A fianco del nonno Giuseppe cresce, affronta le prime delusioni, i primi insuccessi che la vita o il destino gli riserva. Quel goal mancato, quella partita che poteva cambiare il suo futuro e che, invece, rappresenterà il suo saluto al mondo del calcio. Di tali anni, però, resteranno almeno delle amicizie, le uniche che Giuseppe possa vantarsi di avere. Nel 2000, anno particolarmente redditizio dal punto di vista lavorativo, egli poi conoscerà l’amore, la giovane Maria che conquisterà il suo cuore. Grazie al rapporto con questa donna scoprirà di essere impotente. Ogni qual volta sembra essere pronto ad unirsi a lei non riesce a farlo poiché gli appare la visione della Madonna del Sacro Cuore a braccia larghe e mani aperte come se volesse abbracciarlo. La scena si ripete, incessantemente, fino a quando, però, la notte dell’addio al celibato lo porta a riscoprire la sua sessualità. Non è un uomo a metà ed è orgoglioso di poterlo gridare al mondo. 
Una pièce, vincitrice del Napoli Fringe Festival 2015, a cui dona un quid di straordinario l’interpretazione di Gianluca Cesale. Quest’ultimo riesce ad interpretare al meglio il ruolo di Giuseppe, riesce a regalare al pubblico una giusta dose di ironia. Sarebbe stato facile sviluppare la tematica attraverso una comicità che sfiorasse la volgarità, ma tutto ciò non accade per nulla. Nelle parole di Giuseppe le riflessioni sull’esistenza si uniscono ai semplici racconti del quotidiano, alle sue vicissitudini sessuali e non, a quella vivace cronaca del matrimonio realizzata a più voci. Il viaggio della sua vita è raccontato passo dopo passo sulla scena ed è un viaggio amaro dove Giuseppe è chiamato a uscire dai confini del suo piccolo mondo per affrontare la vita. L’ipocrisia lo circonda in ogni dove, in ogni momento come in quella giornata del matrimonio dove ogni cosa sembra essere creata ad arte e per nulla reale. L’impotenza non è, dunque, il suo handicap ma il suo punto di forza, ciò che gli permetterà di conoscere a fondo la società in cui è costretto a vivere, fatta di apparenza e di ipocrisia. Egli non è un inetto, non è un uomo a metà, ma è un uomo che forse, a differenza degli altri, riesce a guardare oltre gli schemi, a guardare la realtà con un occhio critico e realistico, a rendersi conto amaramente di ogni goal mancato, di ogni corsa che nonostante la volontà con cui è stata attuata non ha raggiunto la sua meta. E di corse mancate, di goal non riusciti Giuseppe ne può vantare parecchi ma forse poi non tanti di più di tutti gli altri uomini, incapaci di riconoscere l’errore e di rigiocare, in modo diverso, la loro partita a partire da quel fatidico calcio d’inizio.


sabato 25 marzo 2017

Alessia Vanaria

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