Esiste un modo di fare teatro che, pur attingendo alla nostalgia, riesce a parlare con forza al presente. È quello che il pubblico ha vissuto al Teatro Annibale Maria di Francia, dove due ore di dialoghi serrati e applausi scroscianti hanno celebrato il potere salvifico della risata e della riflessione.
La pièce, nata dalla penna e dalla regia di Antonello Capodici, si configura come una raffinata “favola teatrale”. Il merito dell’opera è quello di saper recuperare l’essenza dei primi del ‘900, evocando maestri come Pirandello, Eduardo e Rosso di San Secondo. In un’epoca dominata da ritmi frenetici che tendono ad appiattire ogni emozione, lo spettacolo riporta in auge il garbo dell’avanspettacolo e della Rivista, strizzando l’occhio a icone eterne come Totò, Petrolini e Sordi.
Al centro della narrazione troviamo Carlo (interpretato da Salvatore Barbaro), un giovane moderno in crisi che, proprio alla vigilia di Natale e dopo una rottura sentimentale, si ritrova “ostaggio” di un appartamento destinato a diventare un museo teatrale. È qui che la magia prende il sopravvento: la solitudine del protagonista viene interrotta dall’apparizione dei fantasmi di una compagnia di attori degli anni ’40, anime rimaste intrappolate nel tempo dopo un bombardamento della Seconda Guerra Mondiale.
Attraverso equivoci esilaranti e momenti di profonda introspezione, questa bizzarra famiglia di fantasmi guida Carlo verso una catarsi personale. Il confronto con l’aldilà diventa lo stimolo per risolvere i conflitti terreni: la riconciliazione con il padre e il coraggio di abbracciare la passione per il palcoscenico, nonostante le resistenze della famiglia.
Il successo dell’operazione risiede nell’armonia di un cast d’eccellenza. Spiccano le doti canore di Ketty Ragno, che ha trasportato la platea nelle atmosfere degli anni ’40 con brani di Edith Piaf, affiancata da un solido Pietro Barbaro nel ruolo del capocomico. Il ritmo della commedia è stato sostenuto dalle performance di Maria Saccà, Angela Cundrò, Salvatore Brandino, Massimo Pulitanò, Silvia Castelli, Rosalba Calvo, Diego Russo e Giulia Ricosta, capaci di alternare gag travolgenti a momenti di pura commozione.
“Voglio ridere! A Christmas fairy tale” non è stata dunque solo una commedia brillante, ma un invito a non sprecare il proprio talento, ricordandoci che, a volte, per ritrovare la strada del futuro occorre ascoltare le voci del passato.
Pierferdinando Orlandi










