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Cultura

In una grotta situata in Marocco ritrovati i resti che potrebbero essere appartenute al più vicino antenato dell’uomo moderno

Fossili risalenti a quel periodo storico datato tra circa 0.6 e 1 milione di anni f

Dopo circa 773mila anni di oblio ritornano alla luce delle ossa che potrebbero essere appartenute al più
vicino antenato dell’uomo moderno. Stiamo parlando di due mandibole parziali, alcuni denti e vertebre
ritrovati in una grotta situata in Marocco. Si tratta di un ritrovamento eccezionale perché esistono ben
poche testimonianze fossili risalenti a quel periodo storico datato tra circa 0.6 e 1 milione di anni fa. Questa
è la distanza temporale storica a cui si attribuisce il passaggio all’uomo moderno che, nonostante la
notorietà del “quando”, non è ancora chiaro il luogo dello sviluppo dell’uomo dei nostri tempi. I resti sono
stati rinvenuti nella “Grotta degli Ominidi” in Marocco, nella cava “Thomas Quarry” e dall’analisi dei
sedimenti circostanti si è stabilito che le ossa risalgono ad un periodo di cambiamento del campo
magnetico terrestre. L’età dunque di questo nostro antenato è coeva a quella dell’”Homo antecessor”
(800mila anni fa), ma le caratteristiche morfologiche delle due specie non corrispondono. Secondo gli
autori di questo studio pubblicato sulla rivista “Nature”, coordinato da Jean-Jacques Hublin, del centro di
ricerca interdisciplinare in biologia (Cirb) del collegio di Francia, e Abderrahim Mohib, dell’istituto nazionale
marocchino di scienze archeologiche e del patrimonio (Insap), al quale hanno partecipato anche l’università
di Milano e quella di Bologna, i fossili rinvenuti in Marocco, potrebbero non appartenere all’ultimo
antenato dell’uomo moderno ma sicuramente si tratta di un punto di svolta importante per comprendere
quelle che potrebbero essere le nostre più vicini origini. Secondo Stefano Benazzi, del dipartimento dei beni
culturali dell’università di Bologna, “questi risultati identificano una popolazione africana che si trova alla
base del percorso evolutivo da cui si è originata la nostra specie”. Per Rita Sorrentino, del dipartimento di
scienze biologiche, geologiche e ambientali dell’università di Bologna, si tratterebbe di “una scoperta che
mette in evidenza come l’area dell’Africa nord-occidentale abbia svolto un ruolo fondamentale nella fase
iniziale della storia evolutiva del genere Homo”. (fonte ANSA)
Pierferdinando Orlandi

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