«Il ragazzo è apparso visibilmente frastornato. Si è reso comunque conto della gravità della vicenda e ha ammesso il fatto, riservandosi una più approfondita descrizione, una volta fatta maggior mente locale dell’accaduto, di quanto avvenuto quella sera». Così spiega l’avvocato Giuseppe Vitello dello Studio Associato Legale Mirate di Asti che difende, insieme al collega Gianluca Bona, il 17enne accusato di violenza sulla studentessa messinese aggredita il 30 ottobre nella residenza universitaria Paolo Borsellino di Torino.
Il minorenne era stato fermato alcuni giorni fa dalla polizia. Ha la cittadinanza italiana, è di origini senegalesi, ed è accusato di essersi introdotto la sera del 30 ottobre nella residenza e di aver aggredito nella sua stanza la studentessa messinese. A incastrare il ragazzo determinandone l’arresto è stato il Dna: la vittima ventitreenne, con lucido coraggio, dopo la violenza non si è lavata per poter fornire agli inquirenti la prova cardine per dimostrare la colpevolezza ed incastrare così il suo aggressore.











