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Jaan Roose è riuscito nella straordinaria impresa : attraversare lo Stretto camminando su una striscia di circa 2 cm, in meno di tre ore. Le riflessioni del Prof Aldo Ficara

Una sfida incredibile, in stile Red Bull, che valorizza il panorama unico dello Stretto di Messina

La partenza è stata fissata dalle ore 8.30, nel versante calabrese, a Santa Trada (Villa San Giovanni), ad un’altezza di 265 metri (misura superiore al più alto grattacielo italiano), l’arrivo sarà in Sicilia, dopo oltre 3,5 chilometri, a Torre Faro (Messina) ad un’altezza di 230 metri.

Il tempo stimato per realizzare questa epica impresa è di circa 3 ore, durante le quali Jaan affronterà un dislivello di circa 130 metri fra l’altezza di partenza e quella che troverà nella parte centrale.

Una sfida incredibile, in stile Red Bull, che valorizza il panorama unico dello Stretto di Messina, con un allestimento temporaneo che rispetta l’unicità paesaggistica e ambientale della location.

“Sarà un’impresa speciale per l’unicità del posto, sospeso fra la costa della Calabria e la Sicilia. Mi sto preparando da un anno, sia dal punto di vista fisico, camminando per lunghe distanze, che da quello mentale, focalizzandomi sulla capacità di restare concentrato per 3 o 4 ore, senza distrazioni. È fondamentale curare l’idratazione e trovare il modo di riposare le braccia, ma la mia più grande preoccupazione è il meteo: nelle ore che precederanno il tentativo dovremo controllare le previsioni, perché giocheremo con le regole che stabilisce la natura”, ha dichiarato Jaan Roose.

La sfida sportiva è patrocinata da: Assessorato del Turismo dello Sport e dello Spettacolo della Regione Siciliana, Comune di Messina e Comune di Villa San Giovanni.

L’impresa è ruiuscita, nonostante una caduta, in meno di tre ore rispetto a quelle previste (3h e 45m).

Nonostante le tante difficoltà e la stanchezza, nel finale dell’impresa, l’atleta estone Red Bull Jaan Roose ha attraversato lo Stretto di Messina dalla Calabria alla Sicilia su una slackline di soli 1,9 cm di larghezza e sospesa a 200 metri sul livello del mare, è scivolato, ma non sì è perso d’animo,  L’atleta infatti e’ scivolato verso la fine, poi si e’ rialzato in piedi e ha proseguito la propria impresa, con la slackline più lunga mai montata finora al mondo. Purtroppo, a causa della caduta, non può essere omologato come il record del mondo.

Riflessioni del Prof Aldo Ficara

La traversata dello Stretto su slackline: una grande pubblicità mediatica ai 2 tralicci per l’elettricità

 

Percorrere i 3.646 metri che separano il pilone di Santa Trada in Calabria dal pilone di Torre Faro in Sicilia (due tralicci per l’elettricità operativi dal 1955 al 1985) in 3-4 ore, camminando su una slackline larga appena 1,9 cm e senza l’aiuto della tradizionale asta che utilizzano i funamboli, è un’impresa senza precedenti. La traversata su slackline parte da un’altezza di 265 metri sul livello del mare e arriva un po’ più in basso, a una quota di 230 metri.  Le slackline lunghe creano un avvallamento; per cui all’inizio il movimento è in discesa, poi si andrà in piano, e infine, nell’ultimo tratto, sarà in salita un po’ come salire le scale. Questa sfida sportiva è patrocinata da: Assessorato del Turismo dello Sport e dello Spettacolo della Regione Siciliana, Comune di Messina e Comune di Villa San Giovanni. I piloni, grandi protagonisti di questa impresa, sono stati dismessi il 26 febbraio del 1992, dopo 34 anni in cui hanno elettrificato l’intera Sicilia Orientale. Fra i due tralicci correvano sei cavi da 36 mm ciascuno, lontani fra loro 25 metri per non collidere sotto l’azione del vento in quota. La bassa conduzione elettrica di questa soluzione, sostituita dal passaggio di cavi di conduzione posati da vent’anni sott’acqua, era da addebitare alla spessa anima acciaiosa, molto più dispersiva come quota energetica, che rivestiva il cavo di rame, realizzata per dare resistenza alle sollecitazioni flesso-torsionali. La posizione dei piloni, con il vertice avanzato, li rendeva più resistenti alla flessione dovuta al carico statico e dinamico dei cavi, che si prolungavano anche dopo il passaggio sulle carrucole dei piloni, estendendosi sino alle centrali elettriche di riferimento, risultando così i più lunghi del mondo.

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