Alle prossime elezioni comunali di Messina, una delle principali città del Mezzogiorno, colpisce un’assenza evidente: non emerge una candidatura a sindaco riconducibile a una figura politica di primo piano nazionale. Una mancanza che solleva interrogativi non solo locali, ma anche sullo stato dei partiti e sul rapporto tra politica nazionale e territori.
Messina: città strategica ma politicamente periferica
Messina è una città simbolicamente e strategicamente rilevante: porta della Sicilia, snodo logistico naturale, area centrale nel dibattito sulle infrastrutture (a partire dal tema del Ponte sullo Stretto). Eppure, da anni, non riesce a imporsi come laboratorio politico nazionale. Questo scollamento tra peso teorico e centralità reale si riflette anche nella qualità e nel profilo delle candidature.
Partiti nazionali deboli sul territorio
Una prima spiegazione risiede nella fragilità delle strutture locali dei grandi partiti. Sia il centrodestra sia il centrosinistra — da Fratelli d’Italia al Partito Democratico — faticano a costruire classi dirigenti radicate e riconosciute a livello cittadino. I dirigenti nazionali tendono a considerare Messina un contesto complesso, spesso frammentato, dove una candidatura “forte” rischierebbe più di perdere prestigio che di consolidarlo.
Il peso delle dinamiche civiche e personalistiche
Negli ultimi anni, la politica messinese si è caratterizzata per una crescente centralità di movimenti civici, liste personali e leadership locali molto marcate. Questo modello, se da un lato intercetta meglio il consenso territoriale, dall’altro scoraggia l’ingresso di figure nazionali, che preferiscono contesti più strutturati e meno esposti a dinamiche personalistiche o conflittuali.
Una scelta (tacita) dei leader nazionali
C’è poi una valutazione puramente strategica. Per un parlamentare, un ministro o un leader nazionale, candidarsi a sindaco di una città come Messina comporta un alto rischio politico: problemi strutturali storici, bilanci complessi, aspettative altissime e margini di manovra limitati. In altre parole, molto da perdere e poco da guadagnare in termini di carriera nazionale.
Disaffezione e crisi della rappresentanza
L’assenza di candidature nazionali è anche il riflesso di una più ampia crisi di rappresentanza. La distanza tra cittadini e politica, particolarmente forte nel Sud, rende meno appetibile l’investimento diretto dei vertici nazionali. Messina diventa così terreno di competizione locale, ma non più vetrina politica.
Un segnale da non sottovalutare
La mancanza di una candidatura di livello nazionale non è un dettaglio tecnico, ma un segnale politico. Indica una città percepita come marginale nelle strategie dei partiti e una politica nazionale sempre più concentrata su pochi poli urbani considerati “vincenti”. Per Messina, la sfida futura sarà proprio questa: tornare ad essere centrale, non solo nei discorsi, ma anche nelle scelte concrete della politica nazionale.










