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Messina, il voto per il sindaco diventa un referendum sulla viabilità

Riflessioni a voce alta del Prof Aldo Domenico Ficara

A Messina le prossime elezioni per il sindaco rischiano di trasformarsi in qualcosa di più di una semplice competizione politica. Non sarà soltanto una sfida tra candidati o coalizioni. Sempre più chiaramente, sarà un voto su come deve cambiare – o non cambiare – la città.

In altre parole, il voto rischia di diventare un vero e proprio referendum sulla viabilità urbana.

Il dibattito è ormai polarizzato attorno a tre parole chiave che negli ultimi anni hanno diviso cittadini, commercianti e politica: piste ciclabili, cordoli e parcheggi di interscambio.

Una città divisa dalle piste ciclabili

Negli ultimi anni la mobilità sostenibile è diventata uno dei temi più controversi del dibattito messinese. Alcuni interventi, come la pista ciclabile realizzata in via Geraci e il progetto di collegamento con altre arterie cittadine, sono diventati simboli di uno scontro politico e culturale.

Per l’amministrazione e per chi sostiene una trasformazione della città, questi interventi rappresentano il tentativo di portare Messina verso un modello più moderno, con meno traffico e più spazio per pedoni e biciclette.

Ma per molti cittadini e commercianti, invece, quelle stesse opere sono percepite come una sottrazione di spazio alla città reale: meno parcheggi, più traffico e maggiore difficoltà di accesso al centro.

Non è un caso che il dibattito politico locale si sia concentrato proprio sulle piste ciclabili, diventate uno dei simboli dello scontro sul futuro della città.

I cordoli, simbolo di una frattura

Ancora più delle ciclabili, a dividere i messinesi sono stati i cordoli, cioè le barriere che separano le corsie delle biciclette dal resto della strada.

Nel linguaggio politico cittadino, i cordoli sono diventati quasi una metafora.
Per alcuni rappresentano sicurezza e modernità urbana.
Per altri sono il segno di una città progettata senza ascoltare chi la vive ogni giorno.

Attorno a questi interventi sono nati comitati e proteste, che hanno raccolto firme e organizzato iniziative per chiedere una revisione del piano della mobilità. In alcuni casi si è arrivati perfino a proporre un referendum per eliminare piste ciclabili e nuove isole pedonali.

Questo dimostra quanto il tema sia diventato centrale nella percezione dei cittadini.

Parcheggi di interscambio e modello di città

Un altro punto di scontro riguarda i parcheggi di interscambio, pensati per lasciare l’auto fuori dal centro e proseguire con il trasporto pubblico.

Sulla carta è un modello diffuso in molte città europee. Ma a Messina la questione è più complessa.

C’è chi ritiene che senza un sistema di trasporto pubblico davvero efficiente questi parcheggi rischino di rimanere poco utilizzati. E c’è chi, invece, li considera indispensabili per ridurre il traffico e cambiare gradualmente le abitudini dei cittadini.

Anche su questo punto il confronto politico si è fatto sempre più acceso, perché riguarda non solo la mobilità ma il modello di sviluppo urbano.

Il vero tema delle prossime elezioni

Per questo motivo il prossimo voto amministrativo rischia di avere un significato che va oltre la scelta di un sindaco.

In realtà, molti elettori voteranno rispondendo a una domanda implicita:

Messina deve continuare sulla strada della mobilità sostenibile oppure tornare a una città più centrata sull’automobile?

È una scelta che riguarda il futuro urbano, economico e sociale della città.

C’è chi immagina una Messina più europea, con piste ciclabili, trasporto pubblico rafforzato e meno auto in centro.
E c’è chi teme che queste trasformazioni siano state troppo rapide o poco adatte alla conformazione della città.

Un referendum mascherato

Alla fine, le elezioni potrebbero trasformarsi in qualcosa di molto semplice e molto netto.

Non solo chi deve governare Messina, ma che tipo di città vogliono i messinesi.

Una città che prova a cambiare modello di mobilità, accettando inevitabili disagi iniziali.
Oppure una città che preferisce difendere l’assetto attuale, temendo che le trasformazioni possano peggiorare la vita quotidiana.

Per questo motivo il voto non sarà soltanto politico.
Sarà anche culturale.

E forse, per molti cittadini, sarà davvero un referendum: non sul sindaco, ma sulla Messina del futuro.

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