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Considerazioni della professoressa Lupoi: facciamo una conta dei pro e contro al Ponte sullo Stretto

Alla luce dei numeri relativi alle presenze degli ultimi cortei No Ponte e degli assenti giustificati e non, sono davvero così esigui i numeri dei contrari a quest’opera megalitica o è solo mistificazione.

Riceviamo  e pubblichiamo:

Ti capita sovente di ascoltare o leggere attraverso i vari organi di informazione, da parte di esponenti istituzionali e non, dichiarazioni attinenti al numero dei presunti favorevoli al Ponte sullo Stretto sulla base di eventi, calcoli e valutazioni arbitrari e fuorvianti, poco attinenti alla realtà.

Ultimamente ad esempio, in relazione al corteo NO Ponte del 2 Dicembre scorso in cui circa 10.000 persone hanno sfilato per le vie cittadine, ma anche in relazione a simili manifestazioni precedenti legate alla stessa protesta, ci si affanna a sostenere, da parte dei Sì Ponte, che il numero dei NO sia risibile e di gran lunga inferiore rispetto a quello dei Sì.

Vorrei soffermarmi un attimo a cercare di interpretare, in maniera equilibrata, tale iter mentale tipico di una parte di lobbies ed Istituzioni che, a mio avviso, manipolando abilmente le menti fragili ed ingenue tendono a trasferirvi “consapevolezze aleatorie e strumentali” che, in quanto a veritiero e razionale, hanno poco o nulla a che vedere.

È proprio per rispetto a questa categoria di cittadini, diciamo più permeabile poiché in buona fede, che mi preme puntualizzare cercando di farvi chiarezza.

La manifestazione di protesta del 2 Dicembre scorso ma anche le precedenti, hanno visto sfilare sicuramente i più motivati ed accesi “cittadini, mi perdonerete se mi pregio di identificarli, operando una forma di traslazione simbolica, nei “trecento opliti allo stretto passaggio delle Termopili” (nel nostro caso 10.000) compatti e determinati, allora come ora, a difendere anche se con modalità e in contesti totalmente diversi i propri territori in nome di una libertà che può caratterizzarsi, a seconda delle situazioni contingenti, in fisica, sociale o spirituale, ma comunque Libertà.

Nel nostro caso specifico anche di informazione corretta, in primis, ai cittadini e non deviante sull’impatto complessivo che una tale colossale opera comporterà sui nostri già martoriati territori. Sul nostro Sud da secoli depresso e depredato da quei Tutori che si gloriavano, ieri come oggi, “di intervenire” in nome di un presunto progresso sociale ed economico, il più delle volte, rivelatosi fallimentare.

“Interventi” non supportati da studi seri e motivazioni di concreto sviluppo, né da alcuna condivisione con chi in questi luoghi ci è vissuto da sempre e ne conosce lanaturale vocazione e le potenzialità reali.

Un caso emblematico su tutti, più vicino a noi, la tragedia negli anni 70 del V Centro Siderurgico nella Piana di Gioia Tauro, della Liquichimica di Saline Joniche e la SIR di Lamezia Terme: decine di miliardi buttate al vento!

Tornando alla questione numerica dei NO Ponte, mi sento di affermare con assoluta   serenità che non tutti i contrari alle proposte governative, manifestino necessariamente la propria posizione sfilando nei cortei.

Esiste infatti una miriade di ragioni per cui la gente, sebbene favorevole alla protesta, rimanga a casa: motivi di sicurezza, familiari o personali, di salute, perché contraria ad esporsi, ecc. ma ciò non può in tutta onestà essere interpretato come forma di dissenso verso le ragioni che animano le manifestazioni.

Il mio ragionamento si basa su un tipo di approccio più pragmatico e concreto al problema, per cui non bisogna essere delle aquile per capirne il senso. Mi chiederei a questo punto da cittadina libera da ideologie o appartenenze politiche: “Quale Referendum ha accertato mai che centinaia di migliaia o milioni di cittadini siano favorevoli alla costruzione del Ponte? E ancora quale corteo dei Sì Ponte ha esplicitato un numero che vada dai 10 ai cento mila o più di favorevoli?”. Nessuno dei sostenitori dell’opera, in questi venti anni in cui si discute con più insistenza di Ponte, ha imboccato questa strada democratica e probabilmente risolutiva.

A questo punto, senza ombra di sfida o polemica alcuna, rivolgerei un invito ai favorevoli al Ponte ad organizzare, per chiarezza di vedute e rispetto verso tutti gli interlocutori, “un corteo oceanico” come loro con supposizioni strumentali presumono, così da accertare una volta per tutte in quale direzione si muova la collettività.

Chi può dirlo? Di fronte ad una corale manifestazione di popolo anche i più accaniti NO pontisti magari potrebbero ricredersi, rivedendo le loro posizioni.

Ritengo invece che procedere, in tale contesto, con tattiche populiste e di discutibile livello comunicativo, non solo non convinca e non costruisca ma alla lungafinisca per fare il gioco dell’avversario…

 

Cettina Lupoi

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