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A Taormina workshop internazionale su transizione verde, l’appello degli esperti: “Investire su giovani imprese e startup”

Gli impatti dei rischi geopolitici al centro del workshop dell’Università di Messina  nell’ambito dei progetti GRINS su sostenibilità, circolarità e riduzione delle emissioni

TAORMINA (ME) 14 nov – Modelli di economia circolare, catene del valore sostenibili, impatti delle politiche internazionali, ruolo delle PMI, strumenti per misurare la circolarità transfrontaliera e nuove forme di governance per sostenere la transizione ecologica: sono alcuni dei temi al centro del workshop internazionale “Green Transition and Global Complexities: The Strategic Role of Actors, Institutions and Ecosystems”, che si è svolto a Taormina e proseguirà lunedì 17 con un seminario all’Università di Messina. Un appuntamento dedicato alle sfide e alle opportunità della transizione verde nei mercati globali. “La cosiddetta green transition coinvolge una molteplicità di settori – ha spiegato la prof.ssa Daniela Baglieri, ordinario di Economia all’Università di Messina, promotrice dell’iniziativa insieme alle docenti Maria Cristina Cinici e Alba Marino -. Abbiamo voluto approfondire sia i fattori abilitanti, spesso regolati dalle policy nazionali per raggiungere gli obiettivi di neutralità climatica, sia le strategie adottate dalle multinazionali per fronteggiare i rischi geopolitici, rafforzare la sicurezza delle catene del valore e garantire competitività. In questo scenario è stata rivolta particolare attenzione alle start-up green e alle nuove iniziative imprenditoriali basate sulla circolarità, oltre che alle PMI, chiamate oggi ad affrontare le sfide della transizione verde. Parliamo di innovazione, nuovi modelli e competenze che stiamo analizzando con il contributo di oltre cinquanta esperti provenienti da dieci università internazionali”.
Il workshop ha ospitato, tra gli altri, due esperti di livello mondiale: Torben Pedersen (Copenhagen Business School) e Shaker A. Zahra (University of Minnesota). “Quando si parla di economia circolare – ha sottolineato Zahra – spesso ci si concentra sulle grandi imprese, trascurando il ruolo fondamentale degli imprenditori, soprattutto dei giovani che avviano startup innovative. La scarsità di supporto finanziario e istituzionale impedisce spesso di valorizzare la loro capacità di agire come veri agenti del cambiamento. Eppure sono fondamentali per lo sviluppo economico e per riportare l’Europa tra i protagonisti dell’innovazione”.
Tra i temi centrali anche quello dell’impatto della geopolitica sulle politiche industriali, approfondito dalla prof.ssa Grazia Santangelo, docente alla Copenhagen Business School: “È in corso una vera e propria guerra commerciale – ha evidenziato – e le tensioni geopolitiche stanno influenzando le scelte industriali, anche nel campo della green economy. I governi mirano a rendere più resilienti le imprese domestiche, aumentando la competitività e riducendo la dipendenza da concorrenti agguerriti come la Cina. Gli effetti collaterali, però, includono una riduzione degli investimenti in ricerca e sviluppo e un aumento dei costi di approvvigionamento delle materie critiche, finora fornite dalla Cina a prezzi bassi e con elevata efficienza”.
Nel corso della due giorni taorminese sono stati presentati numerosi contributi scientifici di carattere multidisciplinare che hanno approfondito temi quali: modelli di business circolari e strategie internazionali delle multinazionali; catene globali del valore e innovazione sostenibile; complessità istituzionale e di mercato; ruolo delle PMI ed ecosistemi imprenditoriali; circolarità transfrontaliera; istituzioni, politiche e governance per la transizione circolare.
Nella foto: Daniela Baglieri e Shaker A. Zahra
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