I messinesi hanno vissuto l’inizio di ottobre dentro un effervescente dibattito politico-amministrativo. Oltre al consueto elenco di lamentele sulle croniche carenze dei servizi – dall’acqua ai cantieri aperti, dalla scuola ai servizi sociali e agli impianti sportivi – l’attenzione si è appuntata su tre temi di interesse generale.
Il primo: lo scontro in Consiglio comunale tra maggioranza e opposizione che ha determinato il rinvio dell’approvazione del corposo bilancio della partecipata Messina Social City.
Il secondo, strategico: dopo decenni di tentativi, è stato siglato il protocollo d’intesa tra le Città Metropolitane di Messina e Reggio Calabria che istituisce l’Area Integrata dello Stretto. Un accordo storico per valorizzare il comprensorio siculo-calabro, rompendo l’inerte attesa del Ponte.
Il terzo, squisitamente politico, irrompe in questo contesto: l’intesa tra Cateno De Luca, leader di Sud chiama Nord, e Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia e Presidente del Consiglio. Un accordo di natura tecnica per consentire a ScN di partecipare alle prossime Politiche: la nuova legge prevede per i gruppi con almeno tre deputati la raccolta di 1.500 firme anziché 6.000. Operazione completata con il prestito di due parlamentari, Sbardella e Messina, che si aggiungono a Gallo, unico eletto del movimento.
Mi meraviglio che molti si meraviglino. Viviamo nella terra dell’immenso Luigi Pirandello, dove ognuno ha la sua verità. E Cateno De Luca, da bravo giocatore, su questa partita ha giocato una tripla da schedina: 1X2.
1 – A Roma acquista visibilità nazionale per il suo movimento. Può eleggere un drappello di parlamentari.
X – In Regione resta in stand-by, all’opposizione di quella che lui stesso definì “la Banda Bassotti”, in attesa che i frutti del suo lavoro in Sicilia maturino.
2 – Nei Comuni continua a governare con FdI all’opposizione, in attesa di nuovi sviluppi.
In puro stile pirandelliano: Così è (se vi pare).
Lillo Zaffino










