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L’Arcivescovo, Mons. Accolla presenta la lettera pastorale “Nigra sum, sed formosa”

“Fare memoria, per ripartire”. Dall’esperienza della visita pastorale nasce l’esigenza di una Chiesa testimone concreta, senza nascondere le sue fragilità.

E’ stata presentata in Cattedrale la Lettera Pastorale –Sinfonica “NIGRA SUM SED FORMOSA”, ispirata dal Cantico dei Cantici (1,5).

Dopo un momento di preghiera, Mons. Roberto Romeo, Delegato arcivescovile per la Basilica Cattedrale di Messina, introduce la tematica oggetto della Lettera Pastorale e modera l’incontro con grande maestria. 

La parola è passata poi all’Arcivescovo, Mons. Giovanni Accolla, il quale dopo aver ringraziato la comunità diocesana presente per la partecipazione e per l’affetto dimostrato in questi anni, sottolinea che questo è un anno particolare, in quanto, avendo compiuto settantacinque anni, come prevede la normativa canonica, ha presentato le sue dimissioni al Papa Leone XIV ed attende una risposta riguardo a quanto tempo resterà alla guida della nostra Arcidiocesi, questo, comunque, non farà mancare la sua preziosa guida alla comunità diocesana.

Mons. Accolla entra poi nel vivo del tema: “Leggendo il Cantico dei Cantici, ci ho letto una Chiesa in cammino, guardando a Maria. Io provengo da una città mariana, Siracusa, e sono venuto in una città, quella di Messina, dove la devozione a Maria è molto forte.

Riguardo l’espressione “Nigra sum, sed formosa” (Sono nera, ma bella) del Cantico dei Cantici – sottolinea il presule tutti si fermano sulla parola “nigra”, ma io mi concentro sulla bellezza concreta. La giovane sposa si mostra bella alle figlie di Gerusalemme  scura, cioè abbronzata, per la fatica, la dedizione nella sua semplicità. La nostra vita ecclesiale manifesta tante fragilità, ma dobbiamo riuscire a superare gli steccati dei formalismi, con la preghiera che si fa vita, “Vegliate e pregate per non cadere in tentazione” ci dice Gesù. In una società dove l’altro si coglie come l’antagonista , si rischia di commettere il peccato più grave quello della vanagloria, dell’autoesaltazione, non riuscendo a percepire l’altro come dono. Propongo questa lettera alle comunità ecclesiali e parrocchiali, affinché si aprano al dialogo per continuare nello spirito della Visita pastorale, soprattutto nella giornata conclusiva, in cui tutte le varie realtà della diocesi hanno dialogato in un momento di confronto franco.

Io, questa volta, ho scritto circa 10 pagine della lettera pastorale, in quanto ho voluto il contributo di altri per approfondire i vari aspetti biblici, pastorali, quelli relativi alla patristica, alla teologia,  perché questo documento fosse un sussidio per le varie comunità, elaborato da persone che vivono il nostro territorio. Auspico dei momenti di confronto, magari a livello vicariale, affinché questa lettera pastorale sia lievito per la società messinese, non solo per la comunità dei cattolici. Ringrazio, dunque, per il loro contributo: Mons. Roberto Romeo, che ha curato l’introduzione, Mons. Carmelo Lupò e Don Carmelo Russo, che hanno curato la sezione biblica, rispettivamente l’Antico Testamento e il Nuovo Testamento, Don Bartolo Saltalamacchia, che si è occupato della sezione patristica, Don Giuseppe Cassaro, Don Nunzio Conte e Don Piero Di Perri Santo, che hanno curato la sezione teologica e Mons. Giuseppe Brancato per la sezione pastorale.

Il Vicario Generale, Fra Francesco Paolo Chillari, porta all’attenzione degli intervenuti, il dipinto del banchetto di nozze del pittore fiammingo Bruegel, in cui l’autore ci fa essere in mezzo alla vita della gente con la sua concretezza le sue imperfezioni, ma la festa è bella perché è vera. La Chiesa è chiamata ad essere tavola dove ognuno può prendere posto e dove si manifesta la grazia di Dio, ma non si può fare trovare apparecchiato, ci vuole chi accoglie solo così essa è viva. La Chiesa è bella non perché è priva di ferite, ma come la Sposa non nasconde il suo vissuto. La lettera pastorale che ci consegna il nostro Arcivescovo, nasce al termine del cammino compiuto durante la visita pastorale conclusasi  nel giugno 2025 e il tema centrale è “fare memoria, per ripartire“. E’ una lettera sinfonica, perché chi vi ha collaborato, ognuno nella sua specificità, ha costituito un’armonia con la collaborazione di vari settori, che non guarda le cose da lontano ma è calata nel territorio.

Questa lettera ci consegna l’immagine di un’ “officina di bellezza”, che tutti devono vedere, senza le nostre fragilità.

Il momento si conclude con la consegna del documento ad alcuni rappresentanti della diocesi.

L’incontro è stato animato dalla musica dell’organo Tamburini, suonato sapientemente da Mons. Giovanni Lombardo.

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