La seduta odierna del Consiglio comunale si chiude con una decisione sul piano organizzativo, ma non mette la parola fine alla controversia sulla regolarità delle procedure seguite nelle precedenti riunioni.
A fare chiarezza è stata la Segretaria Generale, Carrubba, chiamata a rispondere alle contestazioni sollevate dai consiglieri sulla seduta precedente. Diversi i punti affrontati: la natura della riunione del 21 settembre, il rinvio dei lavori disposto dal presidente, la riapertura dei termini per gli emendamenti e la documentazione messa a disposizione dell’Aula.
Il parere arriva a una conclusione operativa precisa: chiudere la sessione e riproporre la deliberazione attraverso una nuova convocazione, questa volta nel pieno rispetto delle procedure previste dal Regolamento.
Ma sulle contestazioni relative a quanto già accaduto il confronto resta aperto.
La seduta del 21 settembre: prosecuzione o nuova convocazione?
È questo il primo nodo.
I consiglieri hanno contestato l’avviso inviato dal presidente il 16 settembre, rilevando che non avrebbe indicato la natura della seduta – ordinaria, straordinaria o d’urgenza – come previsto dal Regolamento.
Da qui la loro posizione: quella del 21 settembre doveva essere considerata una nuova seduta autonoma, e non la prosecuzione di quella precedente.
La Segretaria Generale chiarisce che la “seduta di prosecuzione” prevista dal Regolamento è una fattispecie precisa: si verifica quando viene meno il numero legale, dopo la sospensione prevista dalla disciplina consiliare, e scattano le condizioni per la prosecuzione senza una nuova convocazione.
La situazione del 17 settembre, secondo Carrubba, era però diversa. L’atto adottato quel giorno non sarebbe stato pensato per aprire una nuova discussione, ma per consentire di continuare l’esame di un punto già iniziato.
La prassi dell’aggiornamento
Qui entra in gioco l’elemento più discusso del parere: la prassi dell’“aggiornamento dei lavori”.
La Segretaria ricorda che, almeno dal novembre 2018, i presidenti del Consiglio comunale che si sono succeduti hanno utilizzato questa modalità quando la trattazione di un argomento non era stata completata.
In sostanza, anziché chiudere definitivamente il procedimento e ripartire con una nuova convocazione, i lavori venivano rinviati a una data successiva per completare la discussione.
Carrubba, tuttavia, mette un punto fermo: una prassi consolidata non può derogare alle disposizioni espresse del Regolamento.
Ed è proprio qui che si concentra la contestazione di Scurria.
Secondo il consigliere, se l’“aggiornamento” non è previsto espressamente dal Regolamento, non può essere utilizzato come una sorta di terza procedura, accanto a quelle che il Regolamento disciplina per la sospensione e la prosecuzione dei lavori.
Il presidente e il potere di rinvio
Un secondo problema riguarda la decisione del presidente di chiudere la precedente seduta e rinviare la trattazione.
I consiglieri sostengono che il presidente non possa interrompere autonomamente i lavori al di fuori delle ipotesi previste dal Regolamento e che, in determinate situazioni, debba essere l’Assemblea a decidere.
La Segretaria Generale osserva che, proprio per il livello di dettaglio con cui il Regolamento disciplina lo svolgimento dei lavori d’Aula, è difficile individuare un generale potere del presidente di interrompere discrezionalmente una trattazione e rinviarla a un’altra data.
È una delle parti del parere che Scurria considera particolarmente rilevante e sulla quale ha annunciato controdeduzioni.
Gli emendamenti e i termini da rispettare
C’è poi il capitolo degli emendamenti.
Il Regolamento stabilisce i termini per la loro presentazione e individua anche una specifica situazione nella quale il Consiglio può deliberare la riapertura dei termini.
La Segretaria Generale osserva che, quando una norma stabilisce un termine preciso e indica anche il caso in cui può essere riaperto, non è possibile estendere quella possibilità attraverso una semplice interpretazione o sulla base di una prassi.
La questione è rilevante perché, secondo i consiglieri, nella precedente seduta sarebbe stata disposta una deroga ai termini al di fuori della specifica ipotesi regolamentare.
Scurria sostiene quindi che quella decisione debba essere riesaminata, soprattutto se la seduta successiva viene considerata una nuova convocazione autonoma.
La documentazione e il ruolo dei revisori
Un ulteriore punto riguarda i documenti collegati agli emendamenti e, in particolare, quelli depositati a ridosso della seduta.
I consiglieri hanno chiesto di verificare se la documentazione fosse stata resa disponibile in tempo utile e se, per gli atti di natura finanziaria, fosse necessario l’intervento del Collegio dei revisori.
È un aspetto che riguarda direttamente le prerogative dei consiglieri: per poter votare consapevolmente, infatti, devono avere a disposizione la documentazione necessaria con tempi adeguati.
Su questo punto Scurria richiama la sentenza del TAR Sicilia-Catania n. 1382 del 2026, sostenendo che il precedente sia stato utilizzato nel parere della Segretaria senza considerarne, a suo giudizio, tutti gli elementi.
Il riferimento giuridico è allo ius ad officium, cioè all’insieme delle prerogative che consentono al consigliere di esercitare concretamente il proprio mandato.
Il ruolo della Segretaria Generale
Carrubba affronta anche la questione relativa alle richieste formulate direttamente dai consiglieri.
Il parere richiama l’articolo 97 del Testo unico degli enti locali e le norme del Regolamento comunale, evidenziando che la funzione consultiva della Segretaria deve essere esercitata attraverso i canali istituzionali previsti.
In particolare, per le questioni che riguardano il Consiglio nel suo complesso, la richiesta dovrebbe passare attraverso il presidente dell’Assemblea.
Scurria contesta non tanto questo aspetto formale, quanto l’idea che il percorso attraverso il quale viene formulata una richiesta possa incidere sulla sostanza delle questioni sollevate.
La soluzione indicata da Carrubba
Nella parte conclusiva del parere arriva l’indicazione destinata ad avere effetti immediati.
Secondo la Segretaria Generale, se il Consiglio ritiene che l’aggiornamento dei lavori non abbia una sufficiente base regolamentare, per il futuro bisognerà applicare rigorosamente le procedure previste dal Regolamento oppure modificarlo per disciplinare espressamente questa possibilità.
Per la vicenda attuale, Carrubba ritiene opportuno valutare la chiusura della sessione e la riproposizione della deliberazione nell’ambito di una nuova seduta regolarmente convocata.
La Segretaria precisa però che questa soluzione non significa dichiarare automaticamente invalide tutte le attività già svolte. L’obiettivo è evitare ulteriori contestazioni e assicurare che la prosecuzione dell’esame avvenga attraverso una procedura regolamentare chiara.
Dopo la lettura del parere, il presidente ha quindi chiuso la sessione.
Scurria prepara la controdeduzione
Il caso, però, non finisce qui.
Il consigliere Marcello Scurria ha annunciato una confutazione punto per punto del parere della Segretaria Generale.
La sua tesi parte da un elemento che, a suo giudizio, emerge dallo stesso documento: la prassi dell’aggiornamento è stata utilizzata per anni, ma non è espressamente disciplinata dal Regolamento e non può avere valore derogatorio.
Da qui la contestazione sulle conseguenze delle decisioni già assunte: secondo Scurria, non sarebbe sufficiente regolarizzare il procedimento per il futuro senza affrontare anche la questione della legittimità degli atti compiuti nella fase precedente.
Resta quindi una distinzione fondamentale.
Carrubba indica la strada per riportare la prossima fase dei lavori all’interno delle procedure regolamentari. Scurria chiede invece di chiarire anche gli effetti delle contestate irregolarità già verificatesi.
È su questo punto che si giocherà il prossimo confronto in Aula.
La vicenda, inoltre, potrebbe avere conseguenze che vanno oltre la singola deliberazione. Se il Consiglio dovesse ritenere non utilizzabile l’istituto dell’aggiornamento in assenza di una specifica norma, per il futuro i lavori dovranno seguire esclusivamente le procedure già previste dal Regolamento, oppure l’Assemblea dovrà intervenire per disciplinare espressamente la materia.
La seduta odierna si è dunque conclusa, ma il confronto sulle regole del Consiglio comunale è tutt’altro che esaurito.










