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Il premio più bello? Un bambino che continua a pulire anche senza biglietti

Perché i bambini non sono soltanto il futuro al quale affidiamo la speranza di un mondo migliore. Sono già oggi capaci di insegnare qualcosa agli adulti

In un’estate segnata dal caldo record, dalle spiagge affollate e dalla quotidiana necessità di ricordare a tutti quanto sia importante rispettare l’ambiente, da Oliveri arriva una certezza che ormai sembra essere diventata una piccola, grande tradizione.

Quella di Francesco Iarrera, sindaco di Oliveri, e del suo ormai famoso “gioco che gioco non è”.

Ieri sera, sui suoi social, Iarrera ha pubblicato una fotografia insieme ad alcuni bambini arrivati in Comune per ritirare i loro premi. Sono i piccoli protagonisti di un’iniziativa nata qualche anno fa con un’idea semplice: raccogliere i rifiuti lasciati sulla spiaggia e trasformare quel gesto in un momento di gioco, responsabilità e partecipazione.

Ma questa volta c’è qualcosa in più.

Un bambino gli chiede:

“Ma se raccolgo rifiuti a Tonnarella, mi dà lo stesso i biglietti?”

E il sindaco risponde:

“Certo, l’obiettivo è tenere pulito tutto il mondo.”

Una risposta apparentemente semplice, ma che racconta perfettamente lo spirito dell’iniziativa.

Perché a Iarrera non interessa soltanto che sia pulita la spiaggia di Oliveri. Il messaggio è molto più grande: se un bambino impara a raccogliere un rifiuto, non lo fa soltanto per ricevere un biglietto. Lo fa perché comincia a capire che quello spazio è anche casa sua. E che il rispetto non si ferma ai confini del proprio paese.

E infatti il sindaco scherza anche con una domanda rivolta ai suoi sponsor: “I nostri sponsor saranno d’accordo?”

La risposta, probabilmente, sta proprio nella fotografia pubblicata ieri sera.

Perché dietro quei bambini sorridenti c’è qualcosa che va oltre il premio.

Ci sono educazione, inclusione, apertura, partecipazione. E soprattutto c’è la capacità di trasformare un messaggio spesso ripetuto fino alla noia — “non sporcare”, “rispetta l’ambiente”, “raccogli i rifiuti” — in qualcosa che i bambini possono vivere concretamente.

E i commenti sotto il post raccontano quanto questa idea sia riuscita a entrare nella vita delle persone.

Alessio Villarosa scrive: “Francesco sei davvero il numero 1. Sei il sindaco che vorrei. Davvero complimenti.”

Un altro genitore racconta che, dopo i biglietti ricevuti dal figlio, il bambino oggi raccoglie i rifiuti “tutti i pomeriggi”, senza nemmeno avere più bisogno di andare dal sindaco a ritirare il premio.

Ed è forse questo il riconoscimento più bello.

Perché arriva il momento in cui il premio non serve più.

Il bambino ha imparato.

Qualcuno parla di “un’eccellenza da clonare”, qualcun altro sottolinea come Iarrera sia un sindaco capace di andare oltre i colori di partito. Altri ancora auspicano che un’esperienza simile possa essere estesa a tutto il comprensorio.

E poi c’è chi scrive la cosa più importante: “Coinvolgere i bambini sono il nostro futuro.”

Iarrera gli risponde con poche parole:

“E anche il presente, a quanto pare.”

Ed è proprio qui che forse si trova il senso più profondo di questa storia.

Perché i bambini non sono soltanto il futuro al quale affidiamo la speranza di un mondo migliore. Sono già oggi capaci di insegnare qualcosa agli adulti.

Possono raccogliere una bottiglia, un pezzo di plastica, una carta. Possono farlo sulla spiaggia di Oliveri, oppure a Tonnarella. Possono farlo senza aspettarsi nulla in cambio.

E possono diventare, semplicemente con un gesto, un esempio per chi li guarda.

L’idea lanciata qualche anno fa dal sindaco Iarrera, dunque, non sembra affatto fermarsi. Al contrario, corre veloce. Passa da una spiaggia all’altra, da un bambino all’altro, da una fotografia a un’altra.

E forse il vero successo non sono nemmeno i biglietti per il Luna Park.

Il vero successo è che quei bambini tornino in spiaggia e raccolgano ancora.

Che un genitore li veda e faccia lo stesso.

Che un altro bambino li imiti.

Che qualcuno, prima di lasciare un mozzicone o una bottiglia sulla sabbia, si fermi a pensare.

“Se lo raccolgono loro, perché non posso farlo anch’io?”

È così che un gioco smette di essere un gioco.

Diventa educazione.

Diventa comunità.

Diventa esempio.

E alla fine resta quella frase del sindaco, forse la più bella di tutte:

“L’obiettivo è tenere pulito tutto il mondo.”

Un obiettivo enorme, certo.

Ma tutte le grandi cose, a volte, cominciano da un bambino che raccoglie un rifiuto dalla sabbia.

E da un adulto che ha avuto l’idea di trasformare quel gesto in qualcosa che valesse la pena ricordare.

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