Una strategia di legalità a tappe forzate, rigorosa e interamente tracciata dalle leggi dello Stato e dalla Costituzione. L’Accademia Nazionale per l’Alfa Formazione e promozione della Cultura, del Lavoro e del Sociale (ANAFePC) risponde così al “muro di gomma” istituzionale eretto sopra i rubinetti a secco dei cittadini siciliani, precisando che ogni azione intrapresa da gennaio segue un preciso cronoprogramma giuridico.
“Vogliamo sia chiaro al governo della Regione Siciliana che l’Associazione non scrive a caso agli organi dello Stato”, dichiara il Presidente Calogero Coniglio, “da mesi ANAFePC conduce una battaglia ordinata su un blocco mirato di 21 Comuni siciliani maggiormente colpiti dalla crisi idrica”. L’azione è partita con gli esposti alle Procure, proseguendo con le istanze di democrazia partecipativa per i Consigli Comunali Aperti (Art. 3, comma 4, D.Lgs. n. 267/2000 e relativi statuti), inviate in due tranche successive.
La prima tranche è partita un mese fa verso 11 Comuni: Agrigento, Licata, Termini Imerese, Caltagirone, Piazza Armerina, Enna, Gela, Caltanissetta, Sciacca, Racalmuto e Canicattì. Successivamente, l’istanza è stata estesa ad altri 10 Comuni: Favara, Palma di Montechiaro, Naro, Cammarata, San Cataldo, Niscemi, Barrafranca, Siracusa, Cefala’ Diana e Misterbianco. Nonostante il coinvolgimento dei Prefetti quali garanti territoriali, la risposta istituzionale davanti a distacchi idrici fino a 20 giorni è fallimentare: su 21 enti, solo 3 hanno risposto, di cui uno dichiarando l’impossibilità di procedere.
“Ci troviamo di fronte a un silenzio inaccettabile sulla salute pubblica, che come ANAFePC abbiamo già formalmente segnalato ai Prefetti lo scorso 8 luglio, richiamando i doveri inderogabili del Sindaco quale prima autorità sanitaria locale”, continua il Vicepresidente dell’Associazione, Maurizio Cirignotta.
Davanti all’inerzia, l’Associazione ha esercitato il diritto di accesso agli atti con istanza di Accesso Civico Generalizzato (F.O.I.A.), notificata inizialmente ai primi 11 Comuni. In queste ore, l’Accademia sta facendo partire i restanti 10 accessi FOIA per completare la copertura dei 21 territori selezionati. L’istanza pretende tre dati tassativi: le perdite idriche strutturali delle condotte nell’ultimo biennio, il registro dei fondi regionali, statali e PNRR degli ultimi 5 anni con il reale stato dei cantieri, e i criteri oggettivi di turnazione dell’acqua.
Ad oggi, un solo Comune tra quelli interpellati ha fornito parte dei documenti. Gli altri tacciono, registrando persino la risibile risposta di un ente secondo cui non sarebbe sancita formalmente nessuna emergenza. Per i siciliani il dramma è lampante senza formalizzazioni burocratiche. Per massima trasparenza, ANAFePC, che ha recentemente depositato alla Regione una dettagliata Relazione Tecnico-Strategica basata sul modello di gestione pugliese, mette l’intera documentazione a disposizione delle autorità competenti.
I termini di 30 giorni per rispondere alla prima tranche di Comuni scadranno tra il 17 e il 20 agosto. “Se per quella data i Sindaci continueranno a non fornire i documenti pubblici, dal 21 agosto scatterà la successiva manovra congiunta attraverso tre azioni separate. Adiremo l’Assessorato Regionale delle Autonomie Locali della Regione Siciliana per chiederne il commissariamento ispettivo e le norme regionali sui poteri sostitutivi, segnaleremo l’opacità dei funzionari all’ANAC per la violazione degli obblighi di trasparenza e depositeremo un esposto alla Corte dei Conti per verificare il rischio di danno erariale sui fondi idrici”, affermano Coniglio e Cirignotta.
Questo pacchetto di ricorsi colpirà l’inerzia dei primi 11 territori citati, ma la medesima azione legale scatterà immediatamente dopo anche per il secondo blocco dei restanti 10 enti non appena scadranno i relativi termini di legge per i FOIA in corso di notifica. “La legge è uguale per tutti, anche in Sicilia”, conclude Cirignotta.










