Con la scomparsa di Melo Freni Barcellona Pozzo di Gotto perde una delle massime
espressioni del tessuto culturale cittadino, una figura illuminata e illuminante per la nostra terra
che sempre mantenuto un intenso rapporto sentimentale e culturale con le proprie radici.
Uomo di cultura a tutto tondo, giornalista, scrittore, saggista, poeta e regista, personalità di
fervida vivacità intellettuale e di profonda umanità, nel corso della sua lunga carriera si è
confrontato con artisti, intellettuali e scrittori tra i più importanti del secondo Novecento.
Nato a Barcellona Pozzo di Gotto, Melo Freni ha sempre coltivato la sua anima siciliana e
coniugato l’amore per la cultura con quello per la sua terra.
Nel corso della Sua carriera ha saputo brillantemente affiancare alla professione di giornalista
anche quella di scrittore di romanzi e saggi, oltre che quella di regista teatrale e
cinematografico, dimostrando grande versatilità nell’indagare la cultura e le diverse angolazioni
della realtà.
L’Amministrazione comunale tutta e l’Assessorato alla Cultura, nel partecipare al dolore della
famiglia, si impegnano a rendere viva la Sua memoria, affinchè le lezioni umane e letterarie
che fanno parte della preziosa eredità che ha lasciato continuino a parlare alle future
generazioni.
La biografia da Wikipedia
Cresciuto in Sicilia, fra la provincia di Messina e Palermo, si laureò in giurisprudenza nel capoluogo siciliano, dove visse per alcuni anni.
Dopo aver esercitato la professione forense per un breve periodo, entrò alla RAI come giornalista, prima alla redazione di Palermo e quindi a Roma presso la redazione del TG1[1].
Nel periodo trascorso in RAI si è occupato soprattutto di cultura, visti tra l’altro i suoi interessi nel campo della letteratura e del cinema.
Egli ha saputo affiancare alla sua professione di giornalista, anche quella di scrittore di romanzi, saggi e testi teatrali e quella di regista cinematografico e teatrale[1][2][3].
Nel 1984 ha ricevuto il Premio Nazionale Letterario Pisa, Poesia ex aequo.[4]
Nel teatro, diresse Il giorno della civetta di Leonardo Sciascia, nel 1991.
Insignito della corona d’alloro Europclub Regione Siciliana nel 2010, unitamente a Ennio Morricone, Giovanna Mulas, Barbara Carfagna, Carlos Sanchez, Caterina Vertova, Istvan Horkay e Geri Palamara.
Nel 2023 ha donato il proprio archivio storico al Ministero della cultura e all’Archivio Siciliano del Cinema. Concluse la sua lunga carriera firmando la prefazione al volume Il Gattopardo. I sessant’anni del film tra arte, media e società (Lussografica, 2023) di Antonio La Torre Giordano, opera insignita nello stesso anno del Premio letterario Giuseppe Tomasi di Lampedusa, assegnato nella sezione a latere. [5]










