L’intervista
Dottoressa Mazzucco, come nasce e che obiettivi ha la Biblioteca del Confine?
“La Biblioteca del Confine nasce nel 2004, insieme alla Casa della Carità. Fin dall’inizio si è avvertita l’esigenza di creare uno spazio dedicato alla cultura e alle culture, perché la Casa è sempre stata un luogo di incontro e, nel corso degli anni, ha accolto persone provenienti da centinaia di nazionalità diverse. La biblioteca, quindi, non è soltanto uno spazio fisico dove prendere in prestito dei libri, ma anche un luogo di ascolto, dialogo e confronto”.
Si fa cultura partendo dall’accoglienza e dalla relazione con il prossimo..
La nostra missione, così come l’aveva immaginata il cardinal Martini, è fare cultura a partire dall’accoglienza. Per questo vogliamo che la biblioteca sia aperta alla città, dal quartiere Adriano fino a tutta Milano, con un’attenzione particolare alle periferie e ai fenomeni sociali che le attraversano. Organizziamo presentazioni di libri, incontri culturali, laboratori di lettura e educazione alla cittadinanza per bambini, anche dei nidi e delle scuole dell’infanzia”.
La vostra azione formativa nelle scuole è di fondamentale importanza..
“Si, proponiamo alle scuole superiori percorsi di formazione che permettono ai ragazzi di confrontarsi con realtà spesso lontane dalla loro esperienza quotidiana, come il carcere, oppure con temi quali immigrazione, salute mentale e identità di genere. L’obiettivo è sempre lo stesso: scegliere la cultura come occasione di incontro, per costruire relazioni”.
Questo spazio di cultura e condivisione è intitolato alla memoria del cardinale Carlo Maria Martini. Cosa significa ciò per voi?
“Intitolare questo spazio al compianto cardinal Martini significa non solo ricordarlo come fondatore della Casa della Carità, resa possibile anche grazie all’imprenditore Angelo Abriani, ma soprattutto riconoscere la figura che ha ispirato la visione della Casa. Martini è stato un grande promotore della cultura, dell’accoglienza e del dialogo, lasciando un segno profondo a Milano e non solo. Il suo insegnamento guida ancora oggi la nostra opera”.
Compiere gesti di carità, per lui, significava riconoscere la dignità di ogni persona..
“Si, per lui la carità non era semplice assistenza o beneficenza, ma un modo per costruire cittadinanza, relazioni e partecipazione, riconoscendo la dignità di ogni persona. Per questo cultura e accoglienza rappresentano per noi due dimensioni inseparabili: la conoscenza è uno strumento di incontro, inclusione e dialogo. Dedicargli la biblioteca significa custodire e trasmettere questi valori.»
Quali sono i vostri auspici per il futuro riguardo allo sviluppo della Biblioteca?
“Il nostro auspicio è che la biblioteca sia sempre più riconosciuta come un luogo aperto alla città, dove dialogare, conoscersi, leggere e confrontarsi, esplorando culture e punti di vista diversi. Vorremmo che fosse anche uno spazio capace di stimolare il pensiero critico, soprattutto nelle giovani generazioni”.
In che modo, chi lo desidera, può aiutare la vostra opera?
“Chi desidera sostenerci può anzitutto venire a conoscerci, visitare la biblioteca, partecipare alle nostre iniziative e scoprire le attività della Casa della Carità. Anche il passaparola, seguire i nostri canali social, visitare il sito e restare aggiornati sui progetti sono modi concreti per contribuire. Ogni persona che entra in relazione con la biblioteca, infatti, partecipa, a suo modo, alla crescita della comunità”.
(La dott.ssa Chiara Mazzucco Foto Casa della Carità, per gentile concessione)











