Viviamo in un tempo in cui tutto può diventare spettacolo. Anche un gesto pericoloso su una strada pubblica può trasformarsi in contenuto, raccogliere migliaia di visualizzazioni, commenti entusiasti e una pioggia di “mi piace”. Tra questi fenomeni, uno dei più diffusi è rappresentato dai video di motociclisti che effettuano impennate, accelerazioni estreme e manovre rischiose davanti a uno smartphone acceso.
Per molti di loro l’obiettivo non è arrivare da un punto a un altro, ma produrre contenuti capaci di attirare attenzione. L’applauso virtuale diventa una forma di ricompensa immediata: più rischio equivale a più visualizzazioni, più adrenalina equivale a maggiore visibilità.
Ma esiste una domanda che merita di essere posta: stiamo davvero assistendo a una competenza?
Guidare una motocicletta richiede abilità tecniche, concentrazione, responsabilità e capacità di valutare continuamente il contesto. Saper controllare un mezzo ad alta velocità in un ambiente chiuso, durante un evento autorizzato o in una competizione sportiva, rappresenta certamente una capacità tecnica. Diverso è trasformare una strada pubblica in un palcoscenico personale.
L’impennata eseguita per impressionare i follower non sempre è sinonimo di talento. In molti casi diventa una competenza apparente, una rappresentazione costruita per generare consenso digitale. È una forma di abilità che rischia di essere vuota perché perde il suo valore nel momento in cui ignora l’elemento fondamentale che distingue una vera competenza: la responsabilità.
L’Ing. Aldo Domenico Ficara, da anni impegnato nel mondo della didattica e dell’innovazione, richiama spesso l’attenzione su un aspetto fondamentale del rapporto tra scuola e società contemporanea: il rischio di confondere la popolarità con il merito. Nell’ecosistema digitale, infatti, il numero di visualizzazioni o di follower tende talvolta a diventare un parametro di valutazione sociale, mentre la costruzione paziente delle competenze reali richiede studio, impegno e tempo.
La rete spesso premia ciò che sorprende e non necessariamente ciò che educa. Uno studente che dedica mesi allo studio dell’elettrotecnica, un giovane che sviluppa un progetto innovativo, un ricercatore che lavora per produrre conoscenza utile alla società possono ricevere attenzione limitata. Al contrario, pochi secondi di una moto su una ruota possono ottenere numeri enormemente superiori.
Secondo questa riflessione, la sfida educativa dei prossimi anni non sarà soltanto insegnare materie e competenze tecniche, ma anche costruire una cultura digitale fondata sul senso critico. I giovani dovranno imparare a distinguere ciò che genera attenzione da ciò che genera valore.
Il problema non è soltanto la ricerca di visibilità. Il problema è il messaggio che rischia di arrivare alle nuove generazioni: l’idea che il consenso immediato valga più della competenza reale e che apparire sia più importante che costruire.
Purtroppo la cronaca ricorda frequentemente che dietro alcuni video virali possono nascondersi conseguenze drammatiche. Una perdita di controllo, un errore di valutazione, un istante di distrazione possono trasformare uno spettacolo digitale in una tragedia reale. E in quel momento i like scompaiono, i follower passano ad altro, mentre restano il dolore delle famiglie e le vite spezzate.
La vera competenza non cerca l’applauso a ogni costo. Costruisce, insegna, protegge e genera valore. Tutto il resto rischia di essere soltanto rumore digitale che dura pochi secondi sullo schermo ma può lasciare conseguenze permanenti nella realtà.










