Non si sono ancora spenti i riflettori sulla nuova compagine di governo presentata dal confermatissimo sindaco Basile, che già si scatenano le critiche più feroci sui media e, soprattutto, nella piazza digitale della rete.
Al centro delle contestazioni – che muovono analisi puntuali quanto irritate – c’è lo “scandaloso” metodo adottato per formare un Esecutivo dichiaratamente “a tempo”. Lo scandalo, secondo i detrattori, consisterebbe nell’aver privilegiato una logica puramente premiante: poltrone assegnate come riconoscimento per l’impegno profuso in campagna elettorale (e in vista delle prossime Regionali), anziché selezionare personalità di alto profilo professionale al servizio della città. In questo scenario, lo “scandalo nello scandalo” sarebbe rappresentato dalla designazione a vicesindaco di “una piemontese”, una nordista.
Ebbene, pur non avendo mai lesinato dure critiche alla debordante e a volte volgare azione politica del leader di Sud chiama Nord, in questo contesto mi trovo a fare l’opposto: mi scandalizzo per chi si scandalizza.
Ritengo utile allungare un passo indietro nella storia . Per capire il presente, è necessario rinfrescare la memoria a chi ha vissuto la stagione della Riforma degli Enti Locali in Sicilia, e raccontarla ai più giovani che vogliano comprendere le dinamiche del potere democratico. Alla fine dello scorso secolo, il dibattito pubblico era monopolizzato dallo strapotere dei partiti nella gestione delle amministrazioni locali e delle partecipate.
All’epoca, il Consiglio Comunale era l’organo sovrano: i consiglieri eleggevano Sindaco e Giunta, determinandone la vita e la morte politica a piacimento. Un dominio incontrastato che generò veri e propri fenomeni di “occupazione del potere”. La Riforma ha ribaltato questo paradigma, introducendo l’elezione diretta del Sindaco e blindandone il ruolo. Oggi il primo cittadino ha il potere – e il dovere – di scegliere la sua squadra, i vertici delle partecipate e le linee strategiche.
L’unico criterio ereditato dalla Prima Repubblica è il cosiddetto spoils system, letteralmente il “sistema delle spoglie o del bottino”. È un meccanismo cinico ma legittimo: chi vince le elezioni porta i propri fedelissimi alla guida della macchina amministrativa.
Naturalmente, ogni scelta genera delusioni. La folla dei pretendenti è sempre oceanica e le poltrone, per natura, sono insufficienti a placare tutte le aspirazioni. Non basterà certo la fervida fantasia di Cateno De Luca a tentare il miracolo della moltiplicazione dei posti, inventando incarichi a staffetta su cui far ruotare più anime. Ma definire tutto questo uno “scandalo” significa ignorare le regole del gioco della Seconda Repubblica. O, peggio, fingere di non conoscerle.
Lillo Zaffino










