Foto di: Antonio De Felice
Una Cattedrale aperta, illuminata dalla preghiera e attraversata da centinaia di persone in cerca di un momento di silenzio, ascolto e riflessione. Si è rinnovato anche quest’anno l’appuntamento con la Festa dell’Annuncio, promossa nell’ambito del progetto pastorale “Sentinelle nella Notte” e inserita tra le iniziative dedicate ai festeggiamenti della Madonna della Lettera, Patrona della città di Messina.
L’evento, organizzato dall’Ufficio Liturgico diocesano insieme agli Uffici Migrantes, Missionario, Insegnamento della Religione Cattolica, Pastorale Giovanile, Seminario Arcivescovile, USMI e CIIS, ha coinvolto parrocchie, movimenti, associazioni e comunità religiose in una lunga serata di evangelizzazione e preghiera nel cuore della Città.
Attraverso un percorso scandito dalle tappe dell’Accoglienza, Battesimo, della Parola, della Preghiera, della Riconciliazione, della Condivisione e dell’Annuncio, i partecipanti hanno potuto vivere un’esperienza personale e comunitaria di fede, accompagnati da canti, testimonianze e momenti di ascolto.
Al centro della serata l’adorazione eucaristica presieduta da Mons. Roberto Romeo, delegato arcivescovile e parroco della Basilica Cattedrale, che nella sua riflessione sul Vangelo ha richiamato il senso autentico dell’annuncio cristiano. Un annuncio che non si riduce all’organizzazione di eventi, ma che nasce dall’incontro personale con Cristo e si traduce nella capacità di costruire relazioni vere, fondate sull’ascolto, sulla misericordia e sull’amore. Mons.Romeo ha invitato i presenti a lasciarsi guidare dallo Spirito Santo per diventare testimoni credibili nel quotidiano, ricordando come la Chiesa sia chiamata ad uscire incontro alle persone, soprattutto a chi vive situazioni di solitudine, smarrimento o lontananza dalla fede.
Un messaggio che ha trovato eco nelle parole dei responsabili e dei volontari impegnati nell’iniziativa.
Suor Maria Tirendi, delegata episcopale per la Vita Consacrata, ha sottolineato la difficoltà di annunciare oggi il Vangelo in un contesto caratterizzato da continue distrazioni e dalla perdita della capacità di fermarsi ad ascoltare. «I giovani hanno bisogno di essere aiutati a scoprire il bene che Dio ha seminato nel loro cuore», ha affermato, richiamando la responsabilità educativa degli adulti.
Per Andrea Pinesi, responsabile del progetto “Sentinelle nella Notte”, la sfida più grande riguarda proprio il tema delle relazioni. «Il problema non sono i giovani – ha spiegato – ma una società che fatica a costruire rapporti autentici». Secondo Pinesi, episodi di violenza e disagio sempre più frequenti sono il sintomo di una crisi relazionale che attraversa l’intera comunità. Da qui l’importanza di iniziative che possano diventare un piccolo seme capace di generare incontri, dialogo e vicinanza.
Anche Padre Stefano Messina, delegato arcivescovile per la Pastorale Universitaria, ha evidenziato come l’annuncio debba sapersi adattare ai linguaggi e alle esigenze del nostro tempo. In un’epoca segnata dall’iperconnessione e dall’uso spesso distorto dei social network, la Chiesa è chiamata a proporre contenuti che favoriscano il rispetto della dignità umana, la pace e la gioia della fede. «Il problema non è lo strumento – ha osservato – ma l’uso che se ne fa».
Sulla stessa linea, Padre Massimo Cucinotta, direttore dell’Ufficio Liturgico diocesano, che ha ricordato come la sostanza dell’annuncio rimanga immutata nel tempo: l’amore di Dio per ogni persona. A cambiare sono invece le modalità e i linguaggi con cui questo messaggio viene comunicato alle nuove
generazioni. Da qui la scelta di aprire ancora una volta le porte della Cattedrale e portare la fede nelle piazze, tra la gente, attraverso la musica, la testimonianza e la preghiera.
La risposta dei partecipanti è stata molto positiva. Molti hanno raccontato di aver scoperto l’iniziativa per la prima volta, apprezzando la possibilità di visitare una Cattedrale aperta in orario serale e vivere un’esperienza diversa dal consueto. Altri, che partecipano da anni, hanno sottolineato il valore della preghiera comunitaria e il richiamo alla fraternità. «Amarci tutti perché siamo figli dello stesso Padre», ha scritto una partecipante su uno dei biglietti lasciati durante il percorso spirituale.
Tra i visitatori non mancavano turisti e giovani provenienti da fuori città, incuriositi dall’atmosfera che si respirava attorno alla Basilica. Per molti di loro la serata ha rappresentato soprattutto un’occasione di riflessione in un tempo segnato da conflitti, divisioni e incertezze.
Più che un evento, come è stato ribadito più volte nel corso della notte, la Festa dell’Annuncio vuole essere un punto di partenza. Un invito a portare nella vita quotidiana ciò che è stato vissuto davanti all’Eucaristia: la capacità di ascoltare, di costruire relazioni autentiche e di testimoniare con semplicità la presenza di Cristo nei luoghi ordinari dell’esistenza.










