Cala il sipario e si spegnevano venerdì notte i riflettori della campagna elettorale più accesa degli ultimi decenni, ma la caccia all’ultimo voto utile non si ferma. Continua nel silenzio del “porta a porta” e si sposta nelle chat e sui social per un ultimo, disperato tam-tam digitale prima dell’apertura delle urne. I messinesi sono chiamati a eleggere il nuovo Sindaco e i componenti del Consiglio comunale, in una tornata elettorale in cui ogni singola scheda peserà come un macigno.
A rendere l’esito di questo voto una complessa equazione matematica è un singolare paradosso demografico e politico. Negli ultimi dieci anni Messina ha perso circa trentamila residenti – una vera e propria trasmigrazione che ha assottigliato il corpo elettorale – ma, di contro, ha visto moltiplicarsi le candidature. Ai nastri di partenza si presentano ben 26 liste per un totale di 827 candidati al Consiglio. Una frammentazione record che rischia di polverizzare il consenso e di innescare gli effetti più severi della legge elettorale siciliana.
Con così tante liste in campo, lo sbarramento del 5% si annuncia come una vera e propria ghigliottina selettiva. La norma regionale, infatti, non prevede paracadute: i simboli che non raggiungeranno la soglia del 5% dei voti totali saranno totalmente estromessi da Palazzo Zanca, venendo esclusi dal riparto dei seggi. E il rigore della legge non si ferma qui: queste liste non potranno in alcun modo beneficiare o partecipare alla spartizione del premio di maggioranza del 60%, riservato alla coalizione del Sindaco vincente. L’ambita quota dei tre quinti dell’aula verrà divisa, in modo proporzionale, esclusivamente tra i partiti della coalizione che avranno superato lo sbarramento.
In questo scenario, quale utilità resta alle liste più piccole? L’unica, ma fondamentale, funzione salvaguardata dalla legge è il cosiddetto “effetto trascinamento”. I voti raccolti dalle formazioni minori, pur non garantendo loro alcuna poltrona, faranno cumulo per spingere il candidato Sindaco verso la fatidica soglia del 40%, necessaria nell’Isola per blindare l’elezione già al primo turno ed evitare le insidie del ballottaggio. Un calcolo meramente matematico: i piccoli partiti potrebbero rivelarsi decisivi per far vincere il Sindaco, per poi sparire un minuto dopo dalla composizione del Consiglio comunale.
Lillo Zaffino











