Le dichiarazioni pronunciate dal segretario generale della CGIL Maurizio Landini, nativo di Reggio
Emilia, secondo cui il Ponte sullo Stretto servirebbe soltanto a “unire le mafie”, rappresentano
parole gravi, offensive e denigratorie nei confronti dei cittadini siciliani e calabresi.
Colpisce che Landini sostenga, tra l’altro, di avere “un’altra idea di sviluppo”. Però non risulta si
sia mai opposto alla costruzione dei tre ponti ferroviari di Calatrava a Reggio Emilia o alle grandi
infrastrutture del Nord, ai trafori, alle gallerie, alle reti del TAV, o all’imponente passante
ferroviario a tre livelli di 18 km sotto il centro di Bologna. Pronuncia, invece, espressioni sdegnate
per un’opera strategica del Sud, associata a criminalità e malaffare.
È una visione culturale discriminatoria che alimenta l’idea di un estremo Sud destinato
all’arretratezza per l’inadeguatezza ed il malaffare della popolazione meridionali, per cui ciò che è
vantaggioso al Centro Nord o nella sua Emilia, è legato alla criminalità organizzata o al disastro
ambientale nel Sud Italia. Landini alimenta stereotipi che da decenni penalizzano generazioni di
lavoratori, studenti, imprenditori e famiglie che subiscono l’arretratezza, l’isolamento economico e
l’insularità siciliana.
Il Ponte sullo Stretto e le decine di km di ferrovie, autostrade e metropolitane collegate costituisce
un’infrastruttura strategica di appena 3 km sugli oltre 4.800 del corridoio Scandinavo Mediterraneo,
asse prioritario delle reti transeuropee di trasporto (TEN-T), che unisce Finlandia, Svezia,
Danimarca, Germania, Austria e Italia – consentendo alla Sicilia di essere collegata stabilmente alla
rete ferroviaria nazionale ed europea ad alta velocità, con una mobilità moderna, una riduzione dei
costi logistici e di trasporto per cittadini e imprese del Mezzogiorno, oltre a importanti benefici
ambientali grazie al trasferimento del traffico dalla gomma al ferro.
Sostenere che un’opera di tale portata serva “a unire le mafie” significa ignorare il valore dello
sviluppo, del lavoro e della modernizzazione come strumenti fondamentali anche nella lotta contro
la criminalità organizzata. Le mafie prosperano nell’isolamento, nella mancanza di opportunità e
nell’assenza dello Stato, non certamente nelle infrastrutture che avvicinano territori, persone e
mercati.
Colpisce che queste parole provengano dal Segretario della CGIL, organizzazione che rappresenta
anche i lavoratori del Sud e le migliaia di giovani costretti ogni anno ad emigrare per mancanza di
investimenti e collegamenti adeguati. E ancora peggio che i meridionali della CGIL non esprimano
indignazione per essere associati ai mafiosi. E ciò malgrado i porti di Messina, Villa S.G. e Reggio
Cal. costituiscano il primo sistema portuale d’Europa con 20 milioni di passeggeri totali, oltre 2
milioni di autovetture e circa 400.000 mezzi pesanti, con 100.000 corse annue tra traghetti e mezzi
veloci, per appena 3 km di distanza, per cittadini e imprese siciliane con costi di 8 miliardi l’anno, il
7% del pil siciliano, e un imponente inquinamento da gas serra, e polveri sottili nello Stretto.
E la mancanza di continuità territoriale è la principale ragione di spopolamento dell’isola (500 mila
residenti spariti in 12 anni, Messina prima città per spopolamento europeo) e desertificazione
imprenditoriale.
La Sicilia non ha bisogno di pregiudizi né di paternalismi. Ha bisogno di rispetto, infrastrutture,
occupazione e pari dignità rispetto al resto del Paese.
Per questo motivo, le affermazioni di Landini, meritano una riflessione e, soprattutto, delle scuse
nei confronti dei cittadini siciliani e calabresi che ogni giorno lavorano onestamente per costruire un
futuro migliore per la propria terra.
avv. Fernando Rizzo












