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I due Stretti; quello di Hormuz, lo stretto di Messina ed il peso della variabile “elezioni amministrative”.

L’evoluzione degli accadimenti, sarà necessariamente rapida e ne vedremo presto i risultati.

Hormuz e Messina; sono queste le due località geograficamente lontane ma strategicamente vicinissime, su cui potrebbero decidersi le sorti del Governo in carica. La transitabilità del primo determina la quantità ed i costi di approvvigionamento dell’energia a livello mondiale – tanto più per l’Italia, paese piccolo e , debole su questo fronte che, improvvidamente svincolatasi dalle forniture Russe, ed in mancanza di un piano alternativo di sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili, si vede costretta a subire i prezzi imposti dal volubile “alleato” d’oltre Atlantico, quando altri Paesi dell’Unione, nonostante le sanzioni irrogate, continuano “sotto traccia” a rifornirsi da Mosca .

A tutto ciò si aggiunge l’aver accettato un costosissimo piano di riarmo, marchiato USA, il quale, al momento, appare solo un modo per foraggiare l’industria degli armamenti statunitense. Su questo scenario si intravvedono dalle scorse ore, segnali di ravvedimento da parte del Presidente del consiglio. L’evoluzione sarà necessariamente rapida e ne vedremo presto i risultati. Ma , come detto in premessa, c’è l’altro stretto ,  lo Stretto di Messina a giocare un ruolo non secondario nella gestione della politica interna del nostro Paese, anche in relazione al rapido approssimarsi della tornata elettorale del 2027.

Abbiamo assistito nei mesi scorsi ad una “recrudescenza” del confronto, nella società e nel dibattito politico, sulla necessità/utilità dell’ormai famoso, Ponte a campata unica – 3300 metri; sarebbe il più lungo al mondo del suo genere – con frequenti visite nelle nostre zone del Ministro Delle Infrastrutture e della coorte dei suoi sostenitori, allo scopo di rafforzare, anche presso l’opinione pubblica, la percezione dei vantaggi che la realizzazione dell’opera porterebbe all’area di “Scilla e Criddi”e da cui l’economia di tutto il meridione trarrebbe un  forte  rilancio in termini di impiego di risorse – impegno finanziario previsto circa 13.5 Mld di euro, comprese le opre infrastrutturali collegate – con forti incrementi occupazionali. 

Il “contraltare” del colossale progetto è rappresentato dalla netta e fiera opposizione delle Organizzazioni Ambientaliste, che vedono nell’opera un elemento di stravolgimento del territorio, dal punto di vista dell’alterazione di un panorama unico, nonché dell’equilibrio del delicato habitat faunistico che ne deriverebbe. In questa analisi, si innesta la ormai prossima competizione amministrativa, il cui risultato potrebbe avere, per gli accadimenti collegati, un peso anche sulla stabilità dell’attuale compagine di governo.

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Nicolò Romano

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