Prendersi cura insieme come dovere ed umanità e non solo reprimenda
Alla cittadinanza del Comune di Messina
La recente ordinanza commissariale sul randagismo segna l’ennesimo esempio di un approccio che continua a intervenire sugli effetti del problema invece che sulle sue cause strutturali.
Si sceglie ancora una volta la strada della regolazione dei comportamenti e delle limitazioni, mentre il fenomeno del randagismo resta sostanzialmente invariato: colonie non completamente censite, sterilizzazioni insufficienti, controlli frammentati e un sistema che continua a reggersi in larga parte sul volontariato.
È doveroso riconoscere il lavoro quotidiano di cittadini, associazioni e volontari che, spesso senza alcun sostegno concreto, garantiscono alimentazione, assistenza e monitoraggio degli animali sul territorio. Senza questo intervento diffuso, la gestione del fenomeno sarebbe già da tempo fuori controllo.
Una responsabilità pubblica che non può essere elusa
La tutela e il benessere animale non sono un’opzione politica, ma un obbligo giuridico delle amministrazioni pubbliche ai sensi della Legge 281/1991, della L.R. 15/2022 della Regione Siciliana e del principio di tutela degli animali oggi riconosciuto dall’art. 9 della Costituzione.
Questo quadro normativo attribuisce agli enti locali responsabilità precise e non derogabili: prevenzione del randagismo, sterilizzazioni, gestione delle colonie feline e controllo sanitario degli animali vaganti.
Non si tratta quindi di “gestire comportamenti dei cittadini”, ma di costruire un sistema pubblico efficiente e funzionante. Quando questo sistema è incompleto o inefficace, il volontariato non è un’opzione accessoria: diventa una supplenza strutturale di funzioni istituzionali mancanti.
Una gestione che rischia di mancare il bersaglio
In questo contesto, concentrare l’azione amministrativa sulle modalità di alimentazione dei randagi appare una scelta sbilanciata e inefficace.
Si interviene sul sintomo visibile – la presenza di cibo sul territorio – senza affrontare le cause reali del fenomeno: riproduzione incontrollata, assenza di censimento completo, sterilizzazioni non sufficienti e mancanza di una regia stabile.
Il rischio concreto è quello di produrre norme percepite come punitive verso chi si occupa degli animali, senza incidere minimamente sulla riduzione del randagismo.
Il punto politico
La verità è semplice: non si governa un fenomeno strutturale con ordinanze emergenziali.
O si investe seriamente in prevenzione, controllo e gestione continuativa, oppure si continua a scaricare sul territorio e sui cittadini la gestione di un problema che rimane irrisolto.
Il risultato è un sistema che funziona solo grazie al volontariato, mentre l’azione pubblica rimane incompleta.
Conclusione
La tutela degli animali non può essere ridotta a una questione di decoro urbano o di repressione dei comportamenti individuali.
È una responsabilità pubblica precisa, che richiede programmazione, risorse e continuità amministrativa.
Finché questo non avverrà, ogni ordinanza rischierà di essere percepita per ciò che è: un intervento sulla superficie del problema, non sulla sua sostanza.
Raffaella Spadaro.












