Il verdetto del campo è una sentenza senza appello: il Messina impatta contro il muro del Ragusa e scivola nel baratro dell’Eccellenza. In un match da “dentro o fuori”, ai peloritani non è bastato il pareggio: il regolamento, spietato, ha premiato il miglior piazzamento dei padroni di casa nella regular season, garantendo loro la permanenza in Serie D e condannando gli ospiti alla retrocessione.
L’atmosfera pesante di fine gara è stata incarnata dal volto e dalla voce dell’ottimo Di Paola, che ha seguito il match per i telespettatori di TCF. Il telecronista, da vero “dodicesimo uomo” dietro al microfono, non è riuscito a mantenere il distacco professionale: nel chiamare il triplice fischio finale che sanciva il declassamento, si è sciolto in un pianto liberatorio e amaro.
Per il Messina è l’anno zero: si spengono le luci dell’Interregionale e si aprono i cancelli di una categoria che sa di esilio. Il calcio messinese oggi non piange solo per una sconfitta tecnica, ma per un’identità sportiva che finisce ufficialmente “sotto la linea di galleggiamento”.
Anche dallo sport più popolare giunge un grido d’allarme per i candidati al governo di una città che desidera riconquistare il ruolo di Città Metropolitana. Questa disfatta sportiva diventa lo specchio di una crisi più profonda: un monito per chi ambisce a guidare Messina affinché torni a essere il punto di riferimento e il baricentro d’eccellenza per il vasto territorio che rappresenta.
Lillo Zaffino






